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Il 17 maggio, martedì, ci sarà, a Taranto, in Corte d’Assise, il processo per il reato di disastro
ambientale dell’Ilva. Processo che nasce dall’inchiesta «esplosa» a
fine luglio 2012 e che portò al sequestro senza facoltà d’uso degli
impianti del siderurgico e a diversi arresti. Sono 47 i rinviati a
giudizio: 44 persone fisiche e tre società. Tra le persone fisiche ci
sono tra gli altri Nicola e Fabio Riva, ex amministratori Ilva, l’ex
presidente Ilva Bruno Ferrante, gli ex direttori del siderurgico di
Taranto Luigi Capogrosso e Adolfo Buffo, gli ex presidenti della
Regione Puglia e della Provincia di Taranto, Nichi Vendola e Gianni
Florido, l’ex direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato,
e l’attuale sindaco di Taranto, Ezio Stefàno.

Come nel precedente processo, la Corte d’Assise
sarà presieduta dal giudice Michele Petrangelo, contro il quale però
gli avvocati di un imputato, l’ex assessore all’Ambiente della
Provincia di Taranto, Michele Conserva, hanno presentato istanza di
ricusazione. Sostengono infatti gli avvocati che il giudice Petrangelo
si è già espresso sulla posizione di Conserva a dicembre 2012 quando
in veste di presidente del Tribunale del riesame confermò gli arresti
all’ex assessore provinciale che era stato colpito, il mese prima, da
un provvedimento restrittivo del gip Patrizia Todisco. Un caso di
incompatibilità, secondo i legali, su cui ora sarà la Corte di Appello
a pronunciarsi.

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