A Gallipoli scontato il divieto di trasferta

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“L’Osservatorio ha inserito Gallipoli – Taranto del 3 aprile 2016 tra le partite connotate da alto profilo di rischio per l’ordine pubblico e chiede al Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive di individuare “le misure di rigore” . E’ quanto si legge in una nota inviata alle redazioni giornalistiche dalla Fondazione Taras 706a.C. che vi sintetizziamo.
“Temiamo di sapere come andrà a finire, scrive la Fondazione Taras in una nota stampa. Di fronte a questa noiosa costanza, si legge nel comunicato, vogliamo ribadire con fermezza che riteniamo sbagliate alla radice le strategie con cui il Viminale ha scelto di affrontare le questioni di sicurezza nelle manifestazioni sportive.”
“Vogliamo dirlo prima che il CASMS si pronunci sul caso di Gallipoli – Taranto. Non perché nutriamo la speranza di correggere il verso delle sue determinazioni, ma perché, oltre al merito, noi contestiamo il metodo. Ci sarà sempre un’altra Gallipoli – Taranto, ma noi la penseremo sempre allo stesso modo: le soluzioni offerte dal Viminale, scrive la Fondazione Taras, cancellano la gente dagli stadi, credendo di risolvere i problemi. Non vedono, invece, che i tifosi non sono il male, ma la cura contro le patologie del calcio. A fronte di sparuti episodi di violenza, scrive ancora la Fondazione, tutto si trasforma in una punizione collettiva, che spegne gli animi, addormenta i cuori e avvilisce uno sport che smette sempre più di essere popolare.
Ma non è la presenza dei tifosi che dovrebbe creare allarme. C’è un motivo diverso, conclude il comunicato della Fondazione Taras, e ben più grave per cui varrebbe la pena dolersi: il calcio sta morendo e specialmente a queste altezze, in questa tormentata serie D, solo i tifosi lo tengono in vita, anche sotto il profilo economico. Il danno causato alle società dall’espulsione della gente dagli stadi si ripercuote sulla sostenibilità dell’intero sistema. Ma anche questo, così palese nel comune buonsenso, sembra tenuto in scarso conto da chi osserva, governa e giudica.
Il calcio non ha senso se non ci sono occhi disposti ad amarlo. Noi siamo i tifosi. Siamo gli occhi del calcio. “

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