Asili nido e gli errori di previsione…

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Leggendo il comunicato del Sindaco, apparso sulla stampa qualche giorno fa, si resta un po’ disorientati. Viene annunciata, infatti, con un certo clamore da novità, una notizia già data alla cittadinanza, a metà giugno scorso, con l’apertura dei bandi per la raccolta delle iscrizioni negli asili nido comunali.
La “novità” di allora era che quattro degli otto asili nido comunali, attualmente attivi in città, avrebbero potuto effettuare, in presenza di almeno 25 richieste per struttura, nel prossimo anno educativo, l’orario di apertura pomeridiana sino alle 18.30.

Detto per inciso, rispetto al bando in questione, lo scrivente comitato dei genitori aveva avuto rilievi da fare – forze politiche e sindacali (fra cui consiglieri comunali e CGIL confederale) ne avevano addirittura richiesto l’annullamento – per le discutibili modalità, e la tempistica dei tempi di pubblicazione. Fra l’altro, già nel bando, erano state indicate le quattro sedi (le stesse citate nei giorni scorsi nel comunicato del Sindaco) che avrebbero offerto ai piccoli utenti il prolungamento dell’orario sino alle 18.30. Senza cioè una preventiva raccolta delle istanze dall’utenza interessata.

Ma la “novità” di giugno non era assolutamente una novità. Gli asili nido comunali di Taranto, avevano già dato alle famiglie utenti, per almeno tre anni consecutivi, con progetti finanziati dalla Regione Puglia, la possibilità di estendere l’orario di fruizione del servizio nelle ore serali. Ricevendo per questo aspetto un riscontro molto scarso, nelle reali esigenze manifestate dalle famiglie.

L’unica, vera novità di giugno era data dal fatto che il prolungamento dell’orario (e l’attivazione di altri servizi a cui accenniamo di seguito), sarebbero stati realizzati attraverso progetti finanziati con i PAC, erogati dal Ministero degli Interni.

In ogni caso, un banco di prova questi servizi, peraltro progettati dall’amministrazione senza un preventivo studio sui bisogni del tessuto sociale, l’hanno avuto contestualmente alla raccolta delle domande di iscrizione, e la pubblicazione delle graduatorie il 3 luglio scorso. Esito veramente deludente.
Esiguo il numero di famiglie che presentavano richiesta del prolungamento di orario. Pochissime le domande presentate per bambini con diverse abilità. Molto poche (presumibilmente) le domande di iscrizione pervenute per l’asilo nido ex comunale Baby Club, dato in gestione, di cui la direzione non ha ritenuto di dover pubblicare una graduatoria.

Le domande di iscrizione, invece, pervenute per la frequenza del servizio di base, offerto dagli asili nido comunali sono risultate, come sempre, in numero soddisfacente. Per alcune sedi, addirittura, molto al di sopra delle possibilità di accoglimento, con creazione di considerevoli liste di attesa.

A rigor di logica, non restava, per i nostri amministratori e dirigenti, che cercare soluzioni al problema fondamentale degli asili nido comunali. Quello della carenza di personale (educatrici, cuochi, operatori generici, e coordinatrici). I tempi sarebbero stati quanto mai favorevoli, data la conversione in legge, proprio ieri, del decreto 113 sugli enti locali.
In base a questo decreto, come sta accadendo nella maggior parte dei comuni italiani del centro-nord, le amministrazioni possono assumere direttamente il personale, per garantire la sopravvivenza dei servizi comunali per l’infanzia, anche nello spirito di quanto previsto dalla legge 107/2015, a proposito dell’asilo nido come diritto alla formazione di tutte le bambine e dei bambini, e non più servizio a domanda individuale.

Veniamo a sapere, invece, che la nostra Amministrazione comunale si accanisce a sostenere e promuovere un servizio, da dare in gestione, per l’estensione dell’orario di funzionamento degli asili nido comunali, di cui i richiedenti l’iscrizione hanno già detto di non aver bisogno.
Ma la cosa che appare ancor più incomprensibile, sta nel fatto che non si faccia più riferimento ai progetti finanziati con PAC.
Saltano fuori, invece, non meglio definite forze del volontariato che assicurerebbero questi servizi.

Abbiamo l’impressione che il Sindaco voglia imporre alla città a tutti i costi una privatizzazione del servizio, che già la città ha detto di non volere, e che sarebbe in controtendenza con gli orientamenti opposti che le maggiori città italiane stanno prendendo (approfittando del nuovo panorama legislativo), affrettandosi a chiudere, in quanto rivelatasi fallimentare, sulla base dell’esperienza fatta, la stagione dei servizi dati in gestione.

Se la nostra impressione fosse, come speriamo, sbagliata, esprimendo tutta la nostra preoccupazione per l’avvio del servizio a settembre, chiediamo al Sindaco di avere delle risposte ad alcune domande: il Comune di Taranto nell’ultimo fabbisogno triennale del personale ha inserito le figure professionali (dai cuochi, alle educatrici, ai coordinatori pedagogici) necessarie per garantire la continuità e la funzionalità a pieno regime degli asili nido comunali?
Sempre il Comune di Taranto ha avviato con le OO.SS di categoria e Confederali le contrattazioni, per mettere in atto gli adempimenti necessari all’assunzione diretta del personale mancante negli asili nido comunali, in base alla nuova legge sugli enti locali ed ha predisposto gli atti per aprire un nuovo bando per la nuova graduatoria delle supplenze negli asili nido comunali?
Cosa ne è stato dei finanziamenti PAC, a cui il Comune di Taranto aveva avuto l’accesso, per attivare il servizio di prolungamento dell’orario, previsto in quattro 4 asili nido comunali?
E cosa ne è stato dei finanziamenti PAC, a cui il Comune di Taranto aveva avuto l’accesso per assumere un educatore professionale in ogni struttura, secondo il progetto sulle fragilità?
Ed infine, in base a quali criteri, e con quali garanzie per la qualità del servizio offerto sono state individuate le organizzazioni di volontariato che dovrebbero integrare le attività dei nidi, a partire dal prolungamento dell’orario di fruizione?

I genitori del Comitato
Io amo gli asili nido comunali di Taranto

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