Aumento IVA “illegittimo”: Taranto Futura presenta denuncia alla Commissione Europea

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Importante appuntamento, quello tenutosi presso il centro sportivo Magna Grecia nella giornata di mercoledì. L’avvocato Nicola Russo (Comitato Taranto Futura), durante la conferenza stampa, ha fornito delucidazioni sul recente e chiacchieratissimo aumento dell’aliquota IVA (dal 1 Ottobre 2013 passata dal 21 al 22 percento) illustrando come tale provvedimento sia tecnicamente in piena e netta violazione delle norme comunitarie. Innanzitutto, per fare un po’ di chiarezza, occorre tenere presente che (forse, probabilmente in molti non sanno) l’IVA è un tributo comunitario, e in quanto tale disciplinata dalla Direttiva 2006/112/CEE del Consiglio Europeo che, con le successive modifiche, impone l’aliquota normale minima al 15% (dal 1 Gennaio 2011 al 31 Dicembre 2015). Dunque, quanto fissato dallo Stato Italiano, risulta essere illegittimo ed irregolare, in quanto viola l’articolo 16 del Trattato sull’Unione Europea e l’art. 113 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che affida al solo Consiglio dell’Unione Europea la capacità di adottare disposizioni che riguardano l’armonizzazione delle legislazioni relative ad imposte (tra le quali rientra l’IVA). Questo per assicurare l’instaurazione ed il funzionamento del mercato interno evitando le distorsioni di concorrenza. Tenendo inoltre presente che le aliquote degli altri paesi sono inferiori al nostro (Germania 19%, Spagna 18%, Regno Unito 20%, Francia 19,6%, Lussemburgo 15%) appare innegabile la disparità all’interno dell’Ue. Da qui è partita la denuncia (già presentata) alla Commissione dell’Unione Europea: “vi è un’evidente discriminazione e disparità di trattamento – ha asserito l’avvocato Russo –  tra i cittadini dell’Unione Europea, soprattutto nei confronti di cittadini ed imprese italiane per quanto riguarda l’applicazione dell’aliquota Iva”. Come ben noto l’Italia vive una fase di grave crisi economica e: “come se non bastasse – prosegue l’avv. Russo – questa misura porta all’aumento dei tassi d’interesse e alla diminuzione dei consumi, non considerando il fatto che da tale aumento è diminuito anche il gettito dell’imposta”, aggravando di fatto una situazione già di per sé quasi drammatica. Dalla denuncia, come ha spiegato l’avvocato Russo: “si attiverà il Consiglio dell’Unione Europea che, dopo la consultazione del Parlamento Europeo e del Comitato Economico e Sociale,  esprimerà il suo parere; per armonizzare le aliquote e’ auspicabile e preventivabile una diminuzione dell’aliquota italiana, più che un aumento di quelle degli altri paesi”. Di difficile previsione invece i tempi di risposta, anche se possiamo cautamente affermare che in Europa la burocrazia ha “ritmi” diversi rispetto all’Italia. Infine ha destato clamore (strano ma vero) come questa sia stata la prima denuncia in assoluto presentata alla Commissione Europea a tal riguardo; da qui l’invito alle istituzioni: “la speranza è quella di avere delle risposte celeri – ha concluso Nicola Russo –  e che prendano spunto anche politici e parlamentari attivandosi e facendo la loro parte”. Verrebbe da chiedersi: possibile che nessuno si sia mosso prima?

Adriano Conte

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