Corretti, corrotti e corruttori nella politica d’oggi

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politica corrotta

Ultimi scampoli di campagna elettorale, ultime schermaglie politiche di una propaganda vissuta ai limiti della legalità. La distanza tra corretti, corrotti e corruttori, infatti si è acuita sempre di più. Il corruttore è quel personaggio tronfio, pieno di sè, dotato di una grande favella politica, che si serve della disperazione, dell’ingenuità e dell’ignoranza della gente, per proporre tramite il voto di scambio, un vantaggio personale avverso il cittadino, che viene indotto col denaro a venir meno al proprio dovere. A venir meno al proprio dovere di ragionare con la propria testa, di conservare la libertà di decidere di sé e del proprio futuro. Ci si vende per una ricarica telefonica,  per un buono da consumare al supermercato, per la promessa di un posto di lavoro che poi non verrà mantenuta, oppure addirittura in cambio di sesso. E c’è di più, il corruttore ha spesso alle spalle ingenti somme di denaro con il quale imbonire l’elettore più influenzabile, quello indeciso, quello che si vende per un tozzo di pane. Il corretto è invece quello che non fa parte di nessuna di queste due categorie, quello che si serve sovente dell’arma della denuncia sociale, della protesta, che spesso con parole forti cerca di smuovere le coscienze, di chi ha svenduto la propria dignità ed anche la propria libertà. Il corruttore è l’espressione del potere che si nutre della predisposizione della massa ad essere corrotta. Ovvio affermare che il corruttore senza un campo fertile non potrebbe raccogliere i frutti sperati. Per il corruttore l’interesse collettivo non è anteposto a quello personale, anzi, però ha comunque bisogno del voto del popolo, che è il suo datore di lavoro, per rimanere al potere. E dunque l’arma migliore è corromperlo, in tutti i modi, tanto poi sonnecchierà per 4 anni e 9 mesi. “Il potere logora chi non ce l’ha”, diceva qualcuno ( n.d.r. Giulio Andreotti), ma logorerebbe anche chi è abituato ad averlo e non vuole assolutamente abbandonare quella poltrona e quei privilegi. Cosa succederebbe infatti, se ad un’amministrazione corrotta venisse a mancare lo scranno del potere, di colpo, magari perché il popolo si è svegliato? Si sfascerebbe, senza dubbio, perché il collante che li legava era il potere, sempre, ad ogni costo. C’è infatti, ed è una stortura tutta italiana, chi fa il politico per una vita intera, e che ha bisogno di quella posizione sociale per essere o sentirsi qualcuno. Facciamo qualche esempio? Negli Usa il presidente dopo massimo otto anni, torna a casa, a svolgere le sue originari mansioni, George W. Bush dopo la fine dell’incarico tornò ai suoi ranch in Texas, Obama tornerà al suo mestiere di avvocato. Direte voi, ma siamo negli Usa non conta, ok certo è vero, la cultura democratica lì ha un altro valore, come la dignità ha un altro valore, ma questo potrebbe essere un modello serio da seguire, perchè no. Purtroppo in Italia la corruzione è troppo ben radicata, perché il popolo dorme, fossero tutti Don Chisciotte e Sancho Panza, si potrebbero davvero cambiare le cose. Un comune, un ente pubblico, tanto più è corrotto, quanto più su di esso pendono interessi economici. La corruzione agisce in mille modi, c’è chi chiede una maggiore attenzione al seggio elettorale, dove potrebbe incunearsi a scrutini in corso, i’infernale tentacolo della corruzione. Nel corretto dunque si incunea la cultura del sospetto, proprio perché scottato da precedenti esperienze. E’ dunque tutto un circolo vizioso che potrebbe essere stroncato soltanto dal cittadino nell’urna elettorale, quando è solo lì, con la sua matita e la sua scheda. L’auspicio è che chi si trovi a governare, lo faccia davvero con spirito di cooperazione e che questi migliaia di slogan non rimangano soltanto parole al vento o frasi di circostanza. Difficile credere che ciò possa accadere? Forse, date le esperienze passate, ma basterebbe però soltanto che il cittadino fosse consapevole del potere che ha, con quella matita e con quella scheda, elementi di democrazia diretta, per il quale qualcuno in passato ha combattuto perdendo anche la vita.

Domenico Palattella

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