Dalla Sicilia con fiducia

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Un punto in due gare. Non sarà il massimo, fra una gara interna ed una esterna impattata per distrazione, dopo essere stati a un passo dal raddoppio, ma può essere la strada giusta. Al Taranto manca il faro al centrocampo – uno che protegga o faccia salire la squadra a seconda delle necessità – e uno che negli ultimi sedici metri piazzi il colpo vincente.

Ieri, ad Agrigento, Prosperi ha fatto di necessità virtù. Avversari disorientati, senza punti di riferimento cui mettere la museruola. Ma questo, nella migliore delle ipotesi, può essere soluzione vantaggiosa una, due volte, poi i sarti avversari prendono le misure e addio fattore-sorpresa.

Regista a centrocampo. Qualcuno che in un fiato, prima di aver ricevuto palla, sappia già dove mettere sfera e compagno in condizione di far gol. E poi, in attacco, uno che trasformi l’argento in oro, perché nel calcio le buone intenzioni da sole non saziano. Ne sa qualcosa Prosperi. Il neotecnico, infatti, a fine gara ha dichiarato che al Taranto è mancato il colpo di grazia per stendere i siciliani.

Come Diogene, il Taranto cerca l’uomo, il faro. Forse non uno, ma due elementi. Per il resto il campionato che la società intende fare al “debutto” in Lega Pro, cioè di transizione, può andar bene. Per dare un senso tattico al lavoro di Prosperi occorre anche la tecnica. La sola passione non basta a spingere nella porta avversaria un pallone. Ci vuole anche ragionamento e cinismo, la zampata, l’ultimo tocco, anche sporco, che ieri è mancato per portare a casa tre punti meritati.

Non due reparti cui mettere mano, centrocampo e attacco, solo settori da ritoccare. Due reparti ai quali dare qualità, quella che nelle categorie superiori come la Lega Pro ormai necessita. Non è più la serie D. Con la riforma del calcio molti professionisti sono rimasti a casa (si parla di cinquecento calciatori “prof” senza contratto); la vecchia C è diventato il serbatoio di una B più importante, più tecnica rispetto agli undici garibaldini di un tempo. Dunque, non basta la sola passione, la scossa allo spogliatoio: nel calcio ci vuole anche la testa. Una partita, anche due su dieci, puoi vincerle o comunque giocartele con un episodio; le altre otto-nove, le porti a casa solo con la cura dei dettagli: studio e applicazione, non solo una “casacca” madida di sudore al novantesimo.

Dunque, dalla Sicilia con fiducia. Un Taranto che lascia sperare. Il percorso appena intrapreso potrebbe essere quello giusto. E adesso, occhio ai carichi di lavoro e al clima-spogliatoio. Il tecnico non getti via acqua e bambino. Ricomponga, se possibile, il dialogo con chi è parso distratto alle sue indicazioni. Il Taranto ha bisogno di un tecnico: se avesse voluto uno che mettesse “a posto lo spogliatoio” avrebbe assunto un magazziniere.

                                                                                                       La Direzione

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