Decreto Ilva, “risorse insufficienti, ma è un passo in avanti”

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“La storia dei veleni è lunga, infinita, e parte dalla nascita del quarto centro siderurgico. All’epoca si ignoravano molte cause (amianto, ecc.) che potevano arrecare danno alla salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, in particolare agli abitanti del quartiere Tamburi, laddove il Comune di Taranto, nel 2003, negligentemente, non fu capace di utilizzare 58 milioni di euro messi a disposizione per la riqualificazione della zona in questione e delle tante abitazioni a ridosso dello stabilimento. Un’occasione persa, la prima delle tante che avrebbero potuto evitare la valanga di malattie, di emergenze ambientali e di inquinamento che hanno vessato la città in tanti anni”.

A parlare è Aldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia, che ricorda come “nonostante un commissariamento lungo 3 anni e sette decreti, le cokerie sono rimaste dov’erano e le abitazioni del rione Tamburi pure. Pertanto non è altro se non una semplice, quanto spiacevole constatazione che nulla è cambiato, se si fa eccezione per una diminuzione delle emissioni inquinanti dovuta però all’inattività degli impianti e non già a misure di sicurezza concrete, il che ha comportato peraltro una logica riduzione della produzione, che verrà ulteriormente tagliata con la fermata, prevista per marzo, dell’altoforno 5”.

“Il settimo decreto numero 1 del 2015  – prosegue Pugliese – con le modifiche apportate dovrebbe mettere a disposizione risorse per l’ambientalizzazione degli impianti. Risorse importanti ma comunque insufficienti per la completa applicazione dell’Aia, del piano ambientale e di quello industriale. Tuttavia, siamo coscienti che si tratta di un importante passo in avanti, segnale che si comincia, quantomeno, a fare sul serio per la salvaguardia della salute di cittadini e lavoratori, nonché della situazione occupazionale, sia per ciò che concerne i lavoratori diretti che quelli dell’indotto. Servono ancora tante risorse per mettere in campo la bonifica di 115 km di territorio e del Mar Piccolo, le operazioni sugli impianti, senza dimenticare le altre questioni affrontate dal decreto, ovvero il museo, l’arsenale militare, la città vecchia e tanti impegni che abbiamo il dovere di rivendicare, giorno dopo giorno, al Governo centrale”.

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