Droga Napoli-Taranto: 18 arresti

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Operazione Pontefice 

L’attività è stata convenzionalmente denominata “Pontefice” in relazione alla centralità del quartiere Paolo VI del capoluogo ionico, che prende il nome dall’omonimo Papa.
Nell’ambito del procedimento, in cui sono indagate complessivamente 35 persone, il G.I.P. di Lecce ha disposto, per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, la custodia cautelare in carcere a carico di 10 soggetti (8 tarantini, 1 napoletano ed 1 barese) e 8 ai domiciliari (7 tarantini e 1 napoletana). Gli arrestati in carcere sono stati tradotti alle case circondariali di Taranto, Napoli e Bari, in relazione ai luoghi di residenza.
Nella fase esecutiva, il Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto, è stato coadiuvato dai militari delle Compagnie del Comando Provinciale di Taranto e da quelli dei Comandi Provinciali di Napoli e Bari, con il supporto di un elicottero del 6° Elinucleo Carabinieri Bari Palese ed unità cinofile antidroga ed antiesplosivo del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno.

Operazione Pontefice
Operazione Pontefice
Operazione Pontefice
Operazione Pontefice
Operazione Pontefice

L’attività investigativa
Le indagini, avviate nel mese di maggio 2013 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo e dirette dalla D.D.A. salentina, hanno fatto luce su un traffico di stupefacenti proveniente dai quartieri Scampia di Napoli e Japigia di Bari.
Nel corso delle attività di controllo e pedinamento, intercettazioni telefoniche ed ambientali, è emerso che il sistema criminale di Paolo VI, composto da tre gruppi, gestiva un lucroso traffico di stupefacenti, del tipo cocaina, marjuana (anche della qualità “amnèsia” ad elevatissimo principio attivo, assai commercializzata a Scampia), eroina ed hashish, approvvigionati in rilevanti quantità e con ingente impegno economico dalla malavita napoletana e barese. Lo stupefacente veniva immesso sulla piazza di Paolo VI, da cui si fornivano numerosi consumatori provenienti anche dalla provincia di Brindisi e dalla Basilicata.
Il primo gruppo era diretto ed organizzato dai pluripregiudicati Leonardo Ciaccia, 42enne (sorvegliato speciale di P.S., precedenti per associazione mafiosa, omicidio, stupefacenti ed armi), che nell’ambiente criminale ed in particolare nel quartiere Paolo VI, riveste un ruolo di rilievo; da Nicola Fago, detto Nico, 40enne (precedenti per stupefacenti), anche lui elemento di spicco della criminalità locale e dall’incensurato Ciro Boccasini, 53enne, (precedenti di polizia per ricettazione). I tre sono accusati di essere i promotori, riscossori dei proventi e talvolta anche corrieri dello stupefacente. La droga veniva acquistata a Scampia dalla coppia Franco Caianiello, 36enne con precedenti per stupefacenti e dalla compagna Assunta Edma Esposito, detta Susy, 40enne con precedenti di polizia, residenti nel quartiere Scampia di Napoli, contigui al clan camorristico “Abete” operante nell’intera Campania. Spicca poi la figura di Nicola Fago,che importava stupefacente da Napoli, avvalendosi dell’apporto materiale, in qualità di corrieri, oltre che del fratello Angelo anche di Valentino Chiulli, 31enne con precedenti per stupefacenti, e Raffaele Portacci, 27enne con precedenti per furto aggravato e stupefacenti.
Angelo Fago, 36enne fratello di Nico, con precedenti per stupefacenti, è invece accusato di essere responsabile dell’attività di spaccio sulla piazza tarantina, in particolare operando nel circolo ricreativo da lui gestito insieme al fratello in via XXV Aprile, nel plesso residenziale denominato “case bianche”.
Ciro Boccasini, intenzionato ad avere ambizioni di egemonia, aprì una “piazza di spaccio di cocaina” sul quartiere Paolo VI, da poi vita ad un secondo gruppo associandosi al pregiudicato Pasquale De Leonardo, detto Lello, 43enne (precedenti per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti ed associazione mafiosa), referente per l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di cocaina proveniente dal canale barese; Egidio Masella ,55enne (precedenti per stupefacenti) ed i fratelli Angelo, Ivano e Pietro Lupoli, rispettivamente di 43, 41 e 36 anni, il primo con precedenti per stupefacenti, e gli altri due per contrabbando ed in affari con Franco Caianello Franco, per l’acquisto della cocaina. Nel corso delle intercettazioni ambientali, che hanno interessato l’autovettura di Boccasini, utilizzata per i viaggi a Napoli, è stato riscontrato il pieno coinvolgimento di un altro pregiudicato tarantino, Agostino Cardellicchio, 29enne con precedenti per armi, stupefacenti, e reati contro il patrimonio, il quale in più circostanze richiedeva ed otteneva forniture di cocaina da spacciare sulla piazza tarantina.
Le investigazioni hanno inoltre permesso di fare luce su un terzo gruppo dedito allo spaccio di cocaina promosso da Pasquale De Leonardo, il quale unitamente al suocero Cosimo Resta, 60enne (precedenti per stupefacenti), Massimiliano Cocciolo, 41enne (precedenti per associazione per delinquere, armi e stupefacenti) ed allo stesso Boccasini è risultato stabilmente coinvolto nell’importazione di ingenti quantitativi di cocaina provenienti dal quartiere Japigia di Bari, roccaforte storica del clan “Parisi-Palermiti”. Il fornitore barese era Domenico Milella detto Mimmo, 36enne (precedenti per traffico, detenzione e spaccio di stupefacenti), contiguo al citato clan barese.

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