Due amori, un’unica scelta: in scena a Grottaglie “Per Amore del Padre”

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Un interrogativo sgomenta lo spettatore: può l’amore per una donna competere con quello per Dio?

 

A poco più di un anno dal successo riscosso da “Son morto e non m’ero accorto!”, la Compagnia del Teatro Jonico Salentino propone “Per Amore del Padre”, nuova commedia in tre atti, scritta, diretta e interpretata dall’attore e regista Valerio Manisi e messa in scena il 23 e 24 maggio presso il teatro Monticello di Grottaglie. Tanti sono gli spunti di riflessione, senza farsi mancare momenti di comicità, che questo lavoro teatrale ha offerto. Il cast è composto dagli allievi del II Laboratorio Teatrale, con la partecipazione straordinaria di Marino Cavallo e Matteo Santoro. “Per Amore del  Padre” è la storia di don Amedeo (Francesco Manisi), “punto di riferimento per un’intera comunità”, esempio di integrità morale al servizio di Dio. Egli è amato ePer Amore del Padre rispettato da tutti, una vita condotta con dedizione “per amore del Padre” ma destabilizzata da un evento: il ritorno di Maddalena, il suo grande amore. È così che Dio mette alla prova don Amedeo. La donna, dopo una decina di anni passati in Iraq come volontaria di Emergency e creduta morta da Amedeo, fa ritorno al paese reclamando quell’amore vissuto anni fa. Qui iniziano i tormenti per don Amedeo che, dopo essersi allontanato deliberatamente e nonostante il trasferimento in un’altra parrocchia, non riesce a placare. Gli eventi interiori che lo scuotono ci porteranno, poi, ad un finale inaspettato.

Ruolo fondamentale nell’evolversi della vicenda è svolto dai personaggi caratterizzati, volutamente, da nomi biblico – religiosi. Ecco Nicola (Valerio Manisi), il padre di famiglia, impacciato e con il “vizio di rubare”, come narra una leggenda legata a San Nicola di Bari. Si scoprirà poi che rubava proprio al padre, ricco professionista. Essenziale è Maria, la madre di don Amedeo, che nel momento del bisogno mostrerà Per Amore del Padre 5tutte le contraddizioni che possono esserci nei rapporti tra genitori e figli. Non secondari sono i ruoli di Pietro, il sagrestano chiamato anche Simone, che rinnegherà don Amedeo salvo poi tornare sui suoi passi, della parrocchiana Rita, donna penitente a causa di un triste vissuto familiare (simbolici ed esilaranti gli schiaffi che si da sulle mani) ma sempre al servizio della comunità e di Matteo, il chierichetto che, proveniente da una famiglia povera, prima si ribella al suo ruolo di “esattore” per don Amedeo ma poi lo seguirà. Ricordiamo, inoltre, Anna e Gioacchino, anche loro personaggi ispirati alla religione. La sterilità dell’uomo è infatti la causa dei tradimenti di Anna con gli arcangeli. Per il Gioacchino della commedia il deserto di contemplazione sono Lido Checca e i Monti di Martina. C’è spazio anche per la tematica dell’omosessualità: un conflitto generazionale si instaura tra Maria Teresa e suo padre, ovvero il professore di filosofia Agostino, ex compagno di studi di don Amedeo. Agostino inizialmente non accetta l’orientamento sessuale della figlia ma grazie alle parole del parroco “convertirà” il suo pensiero.

In questo nuovo lavoro teatrale la cifra stilistica di Manisi ne esce rafforzata. L’autore dimostra, ancora una volta, abilità nella scrittura dei dialoghi che risultano ricercati e complessi. Modi di dire dialettali, citazioni dantesche (“L’amor che move il sole e l’altrePer Amore del Padre 4 stelle”) e i riferimenti a personaggi storici come don Andrea Gallo sono solo alcuni esempi. L’inserimento delle tematiche sociali sono l’altra forza: il già citato conflitto generazionale tra genitori e figli, l’omosessualità e la disoccupazione simboleggiata dalla scena in cui Matteo si ripresenta in parrocchia con una maglia che reca la scritta “SOS Lavoro”. Tutto fa da supporto alla grande tematica della commedia, quell’Amore che mette alla prova un uomo e che lo spoglia delle sue certezze. Insieme all’uomo, in crisi ci finisce anche il parroco con tutta la Chiesa, svelandone persino i preconcetti e le ipocrisie sulla quale si fonda.

Affrontare tematiche impegnative, rimanendo fedele al contesto tradizionale – la cui arma affilata è l’uso del dialetto – e far riflettere grazie a una risata o a un momento comico, è una delle qualità dei lavori del regista grottagliese che si è ispirato evidentemente al teatro di Eduardo De Filippo. Qualità riconosciuta e finalmente Per Amore del Padre 3premiata: “Per Amore del Padre” ha infatti vinto il primo premio del Teatro italiano. Ma la riuscita della commedia è da ricercarsi anche nei dettagli della scenografia e dei costumi che si adattano perfettamente ai personaggi (il vestito nero “penitente” di Rita, o il foulard celeste di Maria). Nota di merito per la recitazione: catartico e strappalacrime è il monologo di don Amedeo a conclusione del terzo e ultimo atto; spicca per simpatia quella del piccolo Matteo Santoro nei panni del chierichetto. Nel complesso prova superata brillantemente dagli allievi esordienti di Manisi. Infine il pubblico li ha omaggiati con una standing ovation: tutta meritata.

 

Ciro Elia

Foto Associazione Culturale Occhio Fotografico

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