Gas, cattivo odore e malori: aperte 3 indagini sull’Eni

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Ancora presenti nella nostra città da lunedì 8 luglio quelle che i tecnici hanno chiamato “emissioni odorigene” scaturite a seguito del black out che ha interessato l’Eni e causato presumibilmente da un fulmine abbattutosi sulla centrale. Ciò a cui si è assistito non è stata solo l’emissione di fumo nero (dopo l’accensione delle torce) ma si è evidenziata anche l’amara constatazione di versamento in mare di liquido semiraffinato. La chiazza presentava una misura di estensione di 80 metri lineari sotto costa ed una ampiezza verso largo di 10 metri. Dopo l’iniziale stupore numerosi sono stati i contatti con i centri operativi dei Vigili del Fuoco, dell’Arpa e delle forze dell’Ordine e nel contempo si sono registrati malori, irritazioni e bruciori alle vie respiratorie nella cittadinanza che ha avvertito in modo chiaro e netto la “puzza di gas”. Ad oggi infatti sono sette le persone (trattasi comunque di pazienti affetti da malattie croniche che hanno visto peggiorare le loro già precarie condizioni di salute) sotto osservazione dei medici dell’Ospedale Santissima Annunziata a seguito di queste emissioni che hanno resa l’aria davvero irrespirabile. In una nota all’Ansa, secondo l’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) la fonte dei cattivi odori provenienti dalla raffineria Eni non è stata effetto dovuto al cosiddetto “sversamento” ma alla ripresa delle attività dopo il black out. Anche il suo dirigente, il professor Giorgio Assennato, ha tenuto a precisare quanto le manovre di ripresa attività possano essere un momento critico e possano portare a segnalare alti valori di inquinamento. Il tutto, tra l’altro, ha trovato anche avverse condizioni metereologiche che non hanno certo favorito le manovre. Tre sono le indagini a cui l’Eni è ad oggi sottoposta. La prima da parte della Procura di Taranto sul “getto pericoloso di cose”, ipotesi di reato iscritta nel fascicolo di inchiesta per verificare responsabilità e cause circa la chiazza nera di liquido semiraffinato sversata in mare dalla raffineria, a seguito del nubifragio di lunedì (erano comunque già in corso accertamenti sul fenomeno delle fughe di gas) ; la seconda da parte dell’Arpa Puglia e la terza da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Da ricordare anche l’esposto presentato alla Procura del consigliere comunale Angelo Bonelli (leader del partito dei Verdi) sempre sensibile alle problematiche dell’ambiente. La risposta aziendale sull’incidente è di rassicurazione circa i controlli effettuati che pare non abbiano registrato possibili inquinamenti olfattivi né rilevato tracce di idrocarburi al di fuori dell’aria di contaminazione. Sono in atto le operazioni di bonifica del mare. Resta la costante preoccupazione e la tristezza dell’accaduto in  una città come Taranto già colpita e vessata a livello di salute e di ambiente.

Adriano Conte

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