I fumi dell’Ilva come nebbia sulla città

0
482
Fonte: Fabio Matacchiera

Spiran vite e scendon lacrime amare

Fonte: Fabio Matacchiera
Fonte: Fabio Matacchiera

I fumi dell’Ilva, le emissioni inquinanti continuano a devastare la città e i suoi abitanti.

Uno scenario surreale si presenta dinanzi agli occhi di coloro che assistono e decidono, puntualmente e con ammirevole volontà, di riprendere quelle immagini raccapriccianti, al contempo, devastanti per la salute dei tarantini.

Fabio Matacchiera, il presidente del Fondo Antidiossina Taranto, assieme al suo amico Carmelo, denunciano fotograficamente i veleni versati dall’Ilva la notte tra il 30 aprile e l’1 maggio.

Una coltre nube di fumi sovrasta il “cancro della città” illuminata in occasione della festività passata, divenendo preludio di inumanità e apatia. Questo accade, mentre: chi lavora, chi osserva e chi risiede (in particolare nei quartieri limitrofi al “killer di Taranto”), non rimane più basito dinanzi a un cotanto scempio che, da troppi anni, è divenuto la causa principale delle vittime innocenti del capoluogo ionico, generando gravi contingenze inguaribili.

Scendon lacrime, come pioggia torrida e insistente, per coloro ai quali è stato impedito di vivere e, ora, ciò che resta è il ricordo della loro effimera esistenza; la loro anima onnipresente e la sofferenza di un fato che li volle stroncar e separare (in questa vita terrena) dall’affetto dei loro cari.

Inconcepibile, ma, quanto è avvenuto non si può recuperare; il “dado è tratto” e i tarantini traggono le conclusioni, agiscono e urlano i loro diritti, primo fra tutti: il diritto alla vita!

Non ci saranno nuove esistenze e non vi saranno più ricordi, se la volontà verrà sopraffatta dai timori che vorrebbero indurci a pensare.

Eleonora Boccuni

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here