Ilva. Adriano Riva: quanto costa la libertà?

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Nel pomeriggio di ieri, a Milano, è stato firmato l’accordo di patteggiamento della pena a 2 anni e 6 mesi, tra Adriano Riva e il Gup Chiara Valoni.

Arrivato lo sblocco dei fondi Riva dalla Corte del Jersey, su un conto della Banca Ubs a Zurigo, è stato possibile per Adriano Riva e i suoi legali, ripresentare un’istanza di patteggiamento (dopo quella presentata a febbraio 2014 assieme ai nipoti Fabio e Nicola e ritenuta dal gip Maria Vicidomini, incongrua),  firmando una transazione di 1,3 miliardi, fondi che rientreranno dalla Svizzera all’Italia e che verranno impiegati per la cifra di 1,1 miliardi per la bonifica dell’acciaieria di Taranto – serviranno all’attuazione dell’A.I.A. , Autorizzazione Integrata Ambientale, come previsto dalla Legge “Salva Ilva”, che prevede che le installazioni possano continuare il proprio esercizio, a seguito di autorizzazione delle Autorità preposte, a condizione di fare gli adeguamenti , come previsti nelle istanze, per rendere conforme l’attività degli impianti – i restanti 230 milioni saranno impiegati per la gestione ordinaria della società.

L’accordo prevede che l’Ilva “rinunci a qualunque pretesa nei confronti degli esponenti della famiglia Riva e delle società loro riconducibili, ponendo fine al vasto contenzioso in essere, nell’ambito di una transazione di carattere generale che comprende reciproche rinunce”.

La transazione ratificata dal Gup Chiara Valoni, si riterrà esecutiva quando il Tribunale federale di Losanna, che deciderà entro il 31 maggio, darà il via libera.

Restano ancora in sospeso le istanze di patteggiamento di Fabio e Nicola Riva, figli di Emilio Riva, morto nel 2014, per i quali è prevista udienza il 6 Luglio.

 

(Attualmente l’ammontare delle cause civili contro la famiglia Riva arriva a richieste di risarcimento che si aggirano attorno ai 2,5 miliardi di euro).

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