Ilva, Corte di Strasburgo avvia processo contro l’Italia: “Non ha protetto la salute dei tarantini”.

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Nel giorno in cui al Palazzo di giustizia di Taranto ha preso il via la prima udienza del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva, in cui sono indagati tra gli altri Nichi Vendola, Ippazio Stefàno e i fratelli Fabio e Nicola Riva, arriva una nuova, dura stangata per il nostro Paese. Lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva. La Corte di Strasburgo ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato italiano. Il ricorso congiunto è iniziato tre anni fa, nel 2013, quando 182 cittadini si erano rivolti alla Corte europea di Strasburgo, sostenendo che “lo Stato non ha adottato tutte le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la loro salute, in particolare alla luce dei risultati del rapporto redatto nel quadro della procedura di sequestro conservativo e dei rapporti Sentieri”. Le autorità nazionali e locali, secondo l’accusa, hanno omesso di predisporre un quadro normativo ed amministrativo idoneo a prevenire e ridurre gli effetti gravemente pregiudizievoli derivanti dal grave e persistente inquinamento prodotto dal complesso dell’Ilva. I ricorrenti contestano inoltre al governo il fatto di aver autorizzato la continuazione delle attività del polo siderurgico attraverso i cosiddetti decreti salva Ilva. Una vittoria per la città di Taranto e per le famiglie colpite da lutti derivanti delle emissioni tossiche dell’Ilva? No, nessuna vittoria, ma solo il veder finalmente tutelati i propri diritti, per quanti stanno soffrendo, per chi vive una situazione disagiata nel quartiere dei Tamburi, per chi ci ha rimesso la propria vita per lavorare in quell’inferno. Nessuna vittoria, ma solo giustizia, finalmente! Il processo in seno alla Corte di Strasburgo ora andrà avanti, speditamente, sperando in un avvenire migliore che possa avvolgere questa città, che ha voglia, sì, ha davvero voglia di reagire.

Domenico Palattella

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