ILVA: i sindacati non ci stanno

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Dopo la firma a Roma per il completo aggancio del siderurgico alla AM Investco Italy, non si fermano i sindacati che ci tengono a rimarcare alcune delle priorità assolute legate a perplessità in ambito di esuberi e ambiente.

Fino ad ora resta fermo a 10.000 infatti il numero massimo di posti di lavoro “disponibili”, mentre gli altri 4.000 aspettano il famoso impiego di “bonifica ambientale”, promesso dagli accordi, e punto chiave delle questioni sindacali scatenate già da tempo.

Quello che FIM, FIOM E UILM chiedono è un Governo garante, che metta cioè davanti la salvaguardia dei livelli occupazionali e il processo di risanamento ambientale non escludendo però dalle stesse questioni i nuovi acquirenti:

“Si ribadisce la totale indisponibilità di FIM FIOM UILM e dei lavoratori a licenziamenti e che nessuno sia lasciato indietro (bad company) avendo già la città pagato a caro prezzo la presenza della fabbrica e non potendosi permettere di pagare anche dal punto di vista occupazionale.

Rendere chiari fin dal primo confronto che avverrà con la nuova proprietà quali siano gli obiettivi di produzione e quali saranno gli investimenti per innovazione impianti tubifici compresi.

Rimarchiamo l’importanza dell’utilizzo di nuove tecnologie che puntino a minimizzare l’impatto ambientale della produzione. Il rispetto in toto del piano ambientale non sarà merce di scambio nella trattativa ma va realizzato tutto e nei tempi più brevi possibili.

Continuiamo a non volere un Ilva “a prescindere”.

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