Ilva, Mons. Santoro con gli autotrasportatori dell’indotto

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Questa mattina l’arcivescovo di Taranto ha visitato il presidio della portineria C dello stabilimento Ilva. L’attenzione di monsignor Santoro è prettamente pastorale, espressione di prossimità, divicinanza alle famiglie, auspicando sempre, con grande fiducia, verso chi ne ha responsabilità, nella concretezza e nella celerità degli interventi necessari.

«Seguo da giorni, con apprensione, le vicende che coinvolgono tanti tarantini, lavoratori dell’indotto dell’Ilva, imprenditori operai ed autotrasportatori – ha detto Mons. Santoro – non c’è dubbio che la nostra sia una comunità ferita, oltraggiata, e che tante prove abbia già dovuto affrontare. In molti mi hanno chiesto un aiuto, un conforto. Io, fratelli, oggi più che mai, mi sento di dirvi, che non è più il tempo di piangere. Ecco perché sono stato alla portineria C dell’Ilva: per portare solidarietà a chi chiede pane ed un futuro dignitoso per la propria famiglia.

imageSua Santità, papa Francesco, ci ricorda spesso di non perdere la speranza, di non farcela rubare. Non dobbiamo dimenticarlo mai. Occorre rivendicare rispetto per il lavoro e la dignità dell’uomo ma nella consapevolezza che le difficoltà sono parte integrante della vita e non dobbiamo temerle. Non serve a nulla deprimersi. La pazienza, insieme alla tenacia, è una virtù da esercitare, soprattutto in tempi così difficili come i nostri. Attendere dunque, che dal governo arrivino risposte chiare oltre alle giuste rassicurazioni. E a Roma chiedo con forza, ancora una volta, di fare tutto il possibile perché la situazione venga risolta in tempi celeri, garantendo gli stipendi pregressi e certezze per il futuro. le soluzioni prospettate devono tendere al bene comune in una visione d’insieme ed in una unità di intenti, non salvando una parte a spese dell’altra, non difendendo il lavoro a spese della salute e dell’ambiente. Le aziende dell’indotto siano inserite nell’elenco dei fornitori strategici in modo che i loro crediti possano essere onorati al più presto. La strada intrapresa sarà lunga e tortuosa – ha concluso l’arcivescovo – ma dobbiamo percorrerla fino in fondo per il bene della città e dei tarantini».

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