Ilva – Riva a Ue: “Le perizie del Gip sono inattendibili”

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La memoria di Riva Fire inviata alla Direzione Generale della Concorrenza

L’esproprio dell’Ilva subito da Riva Fire è avvenuto in base a due perizie senza “attendibilità scientifica” e “probatoria” assunte dal Gip di Taranto, “senza contraddittorio con palese violazione dei più basilari cardini della Costituzione italiana e della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”. Lo sostengono gli ex azionisti dell’Ilva nella memoria inviata alla DG Concorrenza Ue, in possesso dell’ANSA, sottolineando anche che i dati sull’inquinamento sono “aggregati” e sull’area insistono oltre all’Ilva “il petrolchimico di Eni” e Cementir. (ANSA)

Questo, invece, il contenuto della memoria di Riva Fire, inviata alla Direzione Generale della Concorrenza nel quadro ove si fa riferimento ai presunti aiuti di stato all’Ilva.

L’ex azionista di maggioranza del gruppo Ilva è, difatti, interessato alla procedura ritenendosi poiché soggetto leso da un esproprio senza indennizzo e avvenuto in base a due perizie di inconsistente valenza scientifica e probatoria.

Né Ilva né Riva Fire, infatti” – viene evidenziato nella memoria – “hanno potuto formulare rilievi su dati peritali e sulla loro (in)attendibilità scientifica né contro esaminare i periti nominati dal Giudice né presentare contro perizie né, in generale, svolgere alcuna attività difensiva per tramite i propri difensori e consulenti». In violazione del principio del contraddittorio. Riva Fire contesta poi <<errori tecnico scientifici>> e <<inconsistenza probatoria>> delle due perizie.

Le risultanze epidemiologiche” – si legge – “sarebbero prive di ogni validità scientifica perché <<contravvenendo ai canoni della comunità scientifica (…) utilizza anche intervalli di confidenza dell’80%, laddove la letteratura è concorde nell’indicare la necessità di uno standard di confidenza non inferiore al 95%>>. In altre parole <<gli estensori della perizia>> hanno accettato di sbagliare 1 volta su 5 anziché 1 volta su 20”.

Inoltre” – scrivono gli estensori della memoria – “la perizia epidemiologica <<formula stime di malattie e di decessi applicando un valore delle emissioni diverso da quello previsto dalla legge in vigore in Italia e pari a 40 micro-g/m3>> usando il <<valore obiettivo auspicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2006 pari a 20 micro-g/m3>>”.

Al 2016” – si legge nella memoria – “l’Italia, come la grande maggioranza dei Paesi europei, non ha recepito tale indicazione lasciando a 40 microgrammi per metro cubo la media annuale dei Pm10 in atmosfera – e, facendo riferimento alle polveri sottili, infine, emerge quanto segue – “la perizia si limita a riportare un mero dato aggregato. Non è dato sapere quindi quale inquinamento derivi dall’Ilva e quale dall’arsenale militare o dal complesso petrolchimico di Eni o dai grandi stabilimenti di produzione di cemento, i quali tutti insistono sull’area circostante la città di Taranto”.

Eleonora Boccuni

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