In ricordo di Padre Valentino: “Il prete dei poveri”

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Fonte: Salvatore Lupo

L’Ammiraglio e Direttore C.A., Salvatore Imbriani: “La bontà d’un Uomo Santo”

Fonte: Salvatore Lupo
Fonte: Salvatore Lupo

Un cuore buono spande la sua bontà come il cielo spande la sua rugiada” – Henri-Frédéric Amiel.

La morte come la fine dell’esistenza; d’un effimero “passaggio terreno” al quale si concilia la volontà di rendere migliore il luogo che, per un breve periodo, ci ha ospitato; la ri-nascita dello spirito e dell’anima in una nuova dimensione presieduta da i veri valori che si dovrebbero conoscere anche in Terra: la giustizia, l’amore, il rispetto, la bontà, la presenza, l’umiltà e la generosità che, nell’eternità celestiale, divengono onnipresenti.

Padre Valentino, “il prete dei poveri”: un uomo buono; uno spirito colombiano e, per la precisione, originario di Bogotà; caritatevole; amorevole; altruista; sempre pronto a tendere la mano ai più bisognosi; sempre presente, nonostante le sofferenze comportate dall’età che avanza, ma che non ostacolano la forza di volontà – celata dietro uno sguardo di serenità – il quale, in un mondo ove emergono le teorie degli Illuminati, dei complotti e delle disuguaglianze, la ricerca e l’insegnamento della moralità, dell’etica e dell’essere (inteso come vita) sono spiragli di luce che irradiano un cuore da fecondare mediante la pace e la gioia della quietezza.

Padre Valentino, una vita spesa per il prossimo, per un’intera comunità che versava in situazioni di precarietà e bisogno; missionario e pellegrino, le sue esperienze hanno forgiato un’incommensurabile spiritualità che, ormai, sarebbe difficile intravedere in alcuni soggetti del tempo coevo.

Prima il decoroso percorso della vita fatta di umiltà, gesti semplici e altruistici; poi, l’esistenza pacifica contraddistinta dalla ricerca del contatto umano e, successivamente, la Fede come spiritualità individuale, scelta liberamente dall’ego che si congiunge al Divino mediante un sentiero che, a noi, non è dato conoscere, poiché i percorsi illustrati dalla Mano Divina sono sempre celati da un sottile velo misterioso che, come il crepuscolo, diviene ombra sull’incertezza del futuro, facendoci comprendere l’inspiegabile sensazione dell’emotività quotidiana.

Ultimo di tredici figli, di cui undici sorelle e un fratello, Padre Valentino apre, inconsapevolmente, le “Porte del Paradiso” come, metaforicamente, scrive Matteo nella sua interpretazione evangelica.

Strappare un sorriso ai poveri”, questa la sua gioia più grande, il suo obiettivo, il senso della sua vita interamente dedicata ai bisognosi e, in parte, raccontata dal Direttore-Ammiraglio C.A., Salvatore Imbriani che ha, gentilmente, risposto alle nostre domande.

Fonte: Salvatore Lupo
Fonte: Salvatore Lupo

Padre Valentino: “Il Prete dei Poveri”. Lei è d’accordo con codesta definizione? Come lo descriverebbe?

Quando arrivai qui, a giugno dell’anno scorso, Padre Valentino era già convalescente, ma, avendo ascoltato molteplici persone che, a loro volta, mi raccontarono e testimoniarono <<la pura essenza>> e la <<semplicità>> di questuomo, decisi di andargli a fare visita.

Quando lo conobbi, mi accorsi che si trattava, effettivamente, di una persona d’una bontà infinita. Ciò che ricordo con maggiore fervore è ciò che mi è stato riferito da chi lo conoscevo da trent’anni, ovvero: le privazioni alle quali ha fatto fronte, nel momento in cui gli venivano fatte delle offerte” – una breve elencazione delle sue umili azioni che riportiamo di seguito, fedelmente e testualmente, al termine dell’intervista – “Pare che lui si preoccupasse di sé, considerandosi come ultima persona da tener presente, dato che viveva ed era il <<prete dei poveri>>. Dava tutto agli altri, senza tener nulla per lui”.

Dalle sue dichiarazioni è emersa una circostanza che avevamo intenzione di prendere in esame; difatti, lo scorso anno, lei andò a far visita a Padre Valentino presso i Gesuiti di Grottaglie. Ci vuole raccontare brevemente questo incontro?

In quel momento, io trovai una persona distrutta fisicamente, poiché era ammalato (dunque convalescente), incapace di potersi muovere e, quindi, immobile su di un letto; era deperito e questo lo si denotava dalla sua magrezza. Nonostante i fattori appena menzionati, il suo viso e il suo sguardo emanavano una serenità infinita, un appagamento che, quasi sicuramente, deriva dai gesti compiuti per gli altri in tutta la sua vita. Evidentemente, pensava di aver fatto tutto ciò che era in grado di fare al fine di poter aiutare e tendere una mano benevola a chi, in realtà, versava in condizioni di bisogno.

<<Serenità, pace e una luce negli occhi>> ciò che riporto e ciò che, lui stesso, mi ha riferito, sebbene non avesse la forza di poter interloquire con me, dato il suo stato fisico. Ma, due parole le ricordo e le ho impresse nella mia memoria: <<sorriso>> e <<gioia>>, le stesse che, spesso, mi ripeteva. Il <<sorriso>> con il quale bisogna affrontare la vita di tutti i giorni, con cui bisogna porsi agli altri e la <<gioia>>: la gioia nella Fede e nel fare del bene. Questo è quanto mi ha proferito, oltre ad aver annoverato, anche, la <<gioia del lavoro>> che è, tra l’altro, una cosa molto importante, perché è un fattore determinante per la vita di ogni uomo, perché, per raggiungere la piena dignità, un uomo deve raggiungerla anche nel lavoro. Dunque, non solo con ciò che concerne la sfera personale, bensì, anche ciò che riguarda la sfera pubblica”.

<<Pace Interiore>> e <<in Terra>> anche grazie alla Provvidenza Divina. Lei cosa ne pensa?

Sono più che d’accordo. Penso che si possa dire proprio così, senza ombra di dubbio.

Difatti, molte persone che hanno avuto modo e la fortuna di conoscerlo, lo hanno definito come <<Il Santo dei Poveri>>; questo è quello che dicono coloro che lo hanno conosciuto.

Tra l’altro, alle funzioni religiose riguardanti il funerale di Padre Valentino, hanno partecipato oltre 500 persone, alcune delle quali giungevano da fuori. Quindi, una persona veramente molto, molto, molto amata”.

Ora, con il permesso del Direttore, riporteremo una domanda alquanto personale e delicata.

Cosa ha provato nel momento in cui ha appreso la notizia della dipartita di Padre Valentino?

Con tutta sincerità: me l’aspettavo, da un momento all’altro, persino dall’anno scorso. Lui è riuscito a tirare, fisicamente, ben oltre ciò che si ipotizzava e pensava. È, sicuramente, una notizia che ci aspettavamo e, a ogni modo, lui sulla Terra aveva terminato la sua missione che era <<attiva>> per l’aiuto degli altri. Stare immobile in un letto senza poter aiutare né comunicare, perché non era in grado di esprimere la sua opera tramite le parole, suppongo che, lui stesso, immaginasse di non <<servire più>>. Un grande dispiacere poiché è, ormai, passato a miglior vita, sebbene ce lo aspettassimo. Inoltre, non credo che per lui sia stata una cosa brutta, perché ciò gli ha permesso di unirsi a Dio; importantissimo per Padre Valentino, poiché ogni sua azione era faceva riferimento a una prospettiva futura e, quindi, l’unione con Dio”.

Dunque, l’importanza del “contatto umano” in ogni sua azione?

Esatto. Io credo che questa sia stata anche una sua volontà, perché, a mio modesto parere, ho intravisto nei suoi occhi un senso di appagamento come a voler dire <<Ormai non ho più niente da fare, ho fatto tutto quello che dovevo fare. Ho fatto tutto il mio dovere, di più non posso fare e l’ho fatto bene>>. Questo è ciò che ho visto nei suoi occhi”.

Soprattutto per la sua età avanzata, ultra novantenne.

Aveva 95 anni. C’è il dispiacere per una persona amata da tutti, sebbene io non lo abbia direttamente visto in opera, ma indirettamente l’ho conosciuto e, poi, anche di persona soltanto in una circostanza. Quindi, credo che per lui sia stato un passo <<naturale>>”.

Infine: cosa ha rappresentato, Padre Valentino, per i dipendenti civili e militari dell’Arsenale?

Era il punto di riferimento fondamentale e duraturo dello stabilimento e di tutte le persone (credenti e non). Quando una persona esprime tanta bontà e altruismo, la gente si avvicina, secondo me, anche indipendentemente dalla Fede. Lui ha rappresentato un punto di riferimento per tutti, una realtà di continuità: 30 anni. I direttori, gli ufficiali, le persone arrivano qua e, poi, passati alcuni anni, vanno via e, quindi, molto probabilmente, lui è stato uno degli elementi di continuità con i suoi 30 anni di attività. Sicuramente, importantissimo per tutto il personale. È sempre stato vicino ai bisognosi, non solo a coloro che necessitavano di un aiuta materiale, bensì, anche di quelli morali e spirituali, attraverso una semplice parola di conforto”.

Bontà, umanità, altruismo e, poi, la Fede..

Da quanto ho potuto ascoltare e constatare, mi sono accorto che si sono avvicinati non solo persone fortemente credenti, ma tutti! Tutti gli volevano bene e lo consideravano un grande uomo”.

Fonte: Salvatore Lupo
Fonte: Salvatore Lupo

La sua scomparsa è stata una grave perdita, non solo per coloro che lo conoscevano, ma anche per chi ha ascoltato le testimonianze di un “uomo semplice”, umile e dal cuore grande.

Un prete e un uomo come pochi, sempre pronto ad aiutare il prossimo, come testimoniano le foto riportate. Ne è un esempio l’immagine del 1980, ove si intravede Padre Valentino assieme ai civili e ai militari che prestarono soccorso ai terremotati dell’Irpinia.

Inoltre, Cappellano dei Vigili del Fuoco, Padre Valentino viene ricordato come il prete che andava in giro con le scarpe rotte; come un uomo pronto a digiunare e a dare il suo piatto a chi aveva fame e non aveva da mangiare; un uomo che donava il suo stipendio ai meno fortunati; un uomo al quale gli fu regalato un cappotto (da parte del Comandante dei Vigili del Fuoco) e che, subito dopo, lui regalò a un povero. Un gesto che gli rimproverarono e al quale rispose dicendo testuali parole:”L’ho regalato perché aveva più freddo di me”.

Un uomo pronto a confortare un qualsiasi dipendente che, purtroppo, attraversava un periodo difficile; un uomo sempre in prima linea durante le manifestazioni a difesa degli operai e, dunque: operaio tra gli operai, sindacalista tra i sindacalisti, vigile del fuoco tra i vigili del fuoco, militare con i militari e, soprattutto, umile con i poveri.

L’incarnazione, già 60 anni prima, di quanto proferito da Papa Francesco:”Come vorrei una chiesa povera per i poveri”, questo è ciò che ci viene narrato; mentre, tra una testimonianza e l’altra, restano le sue ultime volontà che, di seguito, riportiamo:

– “Portare Dio al centro della felicità in tutte le case e innamorarsi della Madonna”;

– “Si diventa come Gesù amando il prossimo e avendo la capacità di perdonare le offese ricevute e ricambiandole con servizi concreti”;

– “Soccorrete i poveri che non hanno nulla, il mio piacere è vedere un sorriso a un povero”.

Padre Valentino viene ricordato in questo modo, il migliore, il quale permette di onorare un grande uomo, un Santo in Terra che ci ha salutato enunciando codeste parole: “Ci rivediamo tutti in Paradiso”.

Si ringrazia Salvatore Lupo per la gentile e scrupolosa concessione fotografica.

Eleonora Boccuni

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