La situazione ambientale in Basilicata e in provincia di Taranto, alla luce di alcuni avvenimenti.

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Non è ancora passata una settimana dal Referendum sulle trivelle, con conseguente e arrogante presa di posizione del nostro Presidente del Consiglio, in merito; che già bisogna fare i conti con altre emergenze ambientali, sia sul territorio provinciale che su quello nazionale. E’ ormai noto a tutti, della tragedia ambientale che si sta abbattendo in provincia di Genova, dove un oleodotto per il trasporto del petrolio ha ceduto, con gravissimo danno per la flora e la fauna del luogo. Come se non bastasse, notizia fresca di stamattina, ha ceduto la diga che i Vigili del Fuoco avevano creato, per fermare l’avanzata del fluido nero, verso il mare aperto. L’increscioso incidente è avvenuto lunedì scorso, nel giorno immediatamente successivo al Referendum, cosa sarebbe accaduto se questo incidente fosse avvenuto la scorsa settimana? Che il Referendum, sia stata un’occasione persa, o che comunque possa valere il classico detto “oltre al danno, la beffa”, ne sanno qualcosa i nostri amici lucani, per qualcosa che comunque riguarda anche noi da vicino, perché riguarda il Golfo di Taranto. Il 21 aprile scorso, da autorevoli quotidiani locali, si è appreso che la Shell sta monitorando il Golfo di Taranto, e precisamente l’area calabro-lucana, dove ha una concessione di 740 km quadrati. Tornano dunque ad avanzare le trivelle nel Mar Jonio e nel Golfo di Taranto, sarebbe una beffa ancora più cocente per la Basilicata, considerando che è l’unica regione in cui si è raggiunto il quorum. Un secco no dei lucani verso la trivellazione selvaggia, e in particolare del mare che costeggia la regione. Non va meglio, spostandoci in provincia di Taranto: a Massafra si discute sulla convenienza della costruzione dell’inceneritore fanghi, considerato che la cittadina jonica, soffre già problemi ambientali corposi. Il No al raddoppio avverso l’inceneritore e una diatriba con l’amministrazione provinciale stanno riscaldando gli animi a Massafra durante la campagna elettorale, con i cittadini che vogliono finalmente contare e non essere presi in giro per l’ennesima volta. Sul fronte prettamente tarantino invece, i disagi, riguardo l’inquinamento atmosferico prodotto dall’Ilva, continuano perennemente, quasi come se si fosse ormai abituati a ciò. Il livello di inquinamento nella città dei due mari, rimane sempre elevatissimo, e gli innumerevoli decreti “Salva-Ilva” emanati a getto continuo dal governo centrale, sembrano non essere minimamente efficaci, nè dal lato economico, nè da quello della salvaguardia ambientale. Si continua dunque, ad avvelenare il nostro territorio, e pensare che ne offrirebbe di risorse questa terra: ambientali, paesaggistiche, turistiche, marine…ma gli interessi capitalistici sono più forti di tutto, anche del rispetto della terra in cui si vive.

Domenico Palattella

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