La storia di Iacovone. Stasera al Tatà

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Era nell’aria da tanto tempo ma sembrava che mai nessuno avrebbe osato realizzare un film in memoria di Erasmo Iacovone, calciatore del Taranto, morto in un tragico incidente stradale nel 1978, a cui è dedicato lo stadio della città. E invece, in questa calda estate 2016 appena trascorsa, la vita di Erasmo Iacovone è diventato un film: “Iaco”. Regista della pellicola è Alessandro Zizzo, film prodotto da Apulia Film Commission, con la produzione esecutiva della KimeraFilm e la direzione di produzione affidata al manduriano Gregorio Mariggiò. Era da tempo che si effettuavano sopralluoghi in città, si raccoglievano testimonianze sulla vita di Erasmo. Iacovone che era nato a Capracotta, in provincia di Isernia, in Molise. Si è partiti da quel paesino con le riprese. La pellicola parla della vita di Erasmo Iacovone quando, ancora giovane promessa e prodigio del calcio italiano, era già pronto per calcare i terreni di gioco della serie A. I produttori hanno cercato di  cogliere gli aspetti della sua personalità, proprio dalla sua infanzia e dalle origini familiari, in un paesino di montagna. L’obiettivo fondamentale del progetto cinematografico è comunque quello di raccontare il carisma e la serietà del personaggio divenuto uomo proprio in riva allo Jonio. Per il pubblico sarà facile confrontare quale fosse la realtà calcistica degli anni 70 in Italia con quella di oggi, di come il calcio fosse vissuto realmente come passione, con tutto il senso di relative sportività e  rispetto di chi ha vissuto i fatti. Il mondo colorato dal marketing, con conseguente giro di tanto denaro, divertimento sfrenato e quant’altro, non appartenevano a quell’epoca. Le occasioni mancate, le frasi non dette e le azioni non concluse, nella vita di Iacovone, saranno un omaggio, in questo film, in ricordo della sua breve vita. Una sfortunata serie di eventi che hanno portato un ladro di automobili a scontrarsi fatalmente con il destino di Erasmo Iacovone, all’epoca all’apice della sua carriera calcistica nelle fila dell’A.S. Taranto, colpevole solo di aver percorso una strada nel momento sbagliato. Erasmo Iacovone: un uomo fatto apposta per guidare una famiglia, un futuro padre modello e ispiratore di una generazione. Sarebbe stato bello vederlo oggi, ascoltare le sue opinioni sul calcio, i calciatori e le attuali società alternatesi in rossoblù. La sua memoria è omaggiata a Taranto da una statua a grandezza naturale, realizzata dal club “Tifo è amicizia”, situata all’ingresso dello stadio che porta il suo nome. Viene ricordato e nominato in ogni incontro locale, in modo che il suo talento e il suo carisma possano continuare ad ispirare squadre e tifosi in nome della sua sana sportività. Tornando al film, molte scene sono state girate nella città vecchia di Taranto. Tra gli interpreti, attori di grande spessore come Cosimo Cinieri, Serena Iansiti (interprete di ruoli in varie fiction come “Il commissario Montalbano” e “Squadra di Polizia”), Massimo Cimaglia, attore di teatro e televisione, nei panni di Giovanni Fico, mentre l’attore protagonista che interpreta Erasmo Iacovone è Angelo Argentina, la cui fisionomia ricorda il compianto attaccante rossoblù. A tal proposito, abbiamo intervistato Massimo Cimaglia. “Un esperienza unica. Mentre di Iacovone si sa già tanto, del compianto Di Giovanni Fico, presidente della squadra di calcio di quell’epoca, solo chiedendo informazioni a persone avanti negli anni, si è potuto ricostruire l’immagine di un uomo passionario e con tanta grinta, capace di dare un senso, per vari anni, al calcio tarantino, tanto da sfiorare anche la serie A”. Come ti sei trovato nei suoi panni? “Davvero bene; un po’ rispecchia il modo di essere dei tarantini benestanti, dal cuore grande e, a volte, impulsivi ma pratici”. Chi era Giovanni Fico? “La sua gestione viene considerata, ancora oggi, la più luminosa nella storia rossoblù. Il tempo, anzi, sembra aver rivalutato ancora di più il suo trascorso: un modo romantico di gestire la società, diretto, senza intermediari (figure fondamentali nel mondo del calcio che fu) e, soprattutto, aver trascorso cinque anni di Serie B in modo sereno. Senza interruzioni, con il sogno della A accarezzato per un intero girone di andata di quel campionato 77/78, stroncato definitivamente  con la morte di Iacovone, mai dimenticato. Tuttavia Fico era il presidente di una squadra che rappresentava una città che forse, mai come in quegli anni, vantava uno sviluppo economico invidiabile. Erano il periodo del boom economico. Sembrava si potesse porre le basi per il grande salto, al di là della gravissima perdita di Iacovone. Ed invece, quando Fico lasciò la società, come nella migliore tradizione tarantina, si dovette ricostruire tutta da capo, con i risultati che conosciamo”. Solo Donato Carelli, che subentrò a Giovanni Fico, puntò alla serie A con una faraonica campagna acquisti. “Nel film, forse, riusciremo a trovare qualcosa che non abbiamo mai saputo di quegli anni in cui non solo Iaco imperava in città. Con lui, vi erano Graziano Gori e Franco Selvaggi (poi divenuto campione del mondo nel 1982, pur senza giocare un minuto nelle fasi finali di quel mondiale). Forse è proprio un trio con le stesse attitudini che potrebbe far ricominciare il calcio a Taranto a gradi livelli”. La gente continua a sperare. Per ora, si vive di ricordi e Iaco ne è l’esempio di un sogno mai realizzato.

                                                                                                     Francesco Leggieri

 

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