La Terra delle Gravine verso una politica turistica condivisa

0
523

castello massafra

La zona occidentale della provincia di Taranto, quella che per tradizioni, patrimonio paesaggistico e rupestre, strizza l’occhio alla vicina Matera, già da qualche anno, ha avviato una politica turistica condivisa. Ciò è avvenuto, già da parecchio tempo con l’istituzione del GAL locale, denominato “Luoghi del mito”. I GAL sono Gruppi di Azione Locale,  autorizzati dalla Regione e creati per dare uno sviluppo programmatico condiviso, tra comuni vicini per tradizioni e cultura. In particolare i GAL promuovono lo sviluppo turistico di vaste aree, al fine di dare un’identità turistica condivisa. Il GAL che riguarda la  Terra delle Gravine, ha raccolto le adesioni e coinvolto tutti i comuni della zona occidentale della provincia di Taranto, ovvero sette comuni con patrimonio storico-culturale condiviso: Massafra, Mottola, Palagiano, Palagianello, Castellaneta, Laterza e Ginosa. Questo GAL ha sviluppato nel corso degli anni, un’attenta promozione turistica del territorio, tanto che sembra uno dei più attivi a livello regionale e nazionale. In particolare, l’individuazione di un itinerario culturale per i turisti, che volessero visitare la zona, ha stimolato nel corso degli anni, l’incremento delle presenze. L’itinerario comprende sette siti definiti del “Mito”, con particolare rilevanza storico-paesaggistica, disseminati ognuno, in uno dei sette comuni della Terra delle Gravine. L’individuazione di un sito di eccellenza per ogni comune, ha portato ad una politica turistica condivisa, che ora sta dando i suoi frutti. L’itinerario che viene presentato ai turisti che vogliono visitare la Murgia Tarantina, parte da Massafra arrivando a Ginosa, o viceversa. Il primo punto dell’itinerario è il Castello di Massafra, risalente al X secolo D.C., edificato sulle pendici della Gravina di San Marco, taglia in due la città e oggi ospita la biblioteca comunale. Il secondo punto dell’itinerario riguarda la Mottola rupestre e il percorso ciclo-pedonale che tocca le località mottolesi più ricche di insediamenti rupestri: la gravina di Petruscio con le cripte di San Nicola e di Santa Margherita, tanto suggestive da aver meritato il titolo di “Cappella Sistina della civiltà rupestre”. Il viaggio poi prosegue verso sud, toccando la località naturalistica della “Conca d’oro”, facente parte del comune di Palagiano. Detta così, per la fertilità delle sue terre, qui si coltiva la clementina di Palagiano, marchio di origine protetta. Il quarto punto del nostro viaggio tocca il comune di Palagianello, con il suo Castello Stella-Caracciolo, risalente al 1300, che domina la gravina e il centro urbano circostante. Spostandoci di poco, si arriva a Castellaneta, con la sua gravina che è un vero e proprio canyon: è profonda nel punto massimo 145 metri e larga oltre 300 metri, e sulle cui sponde sono documentati insediamenti rupestri e preistorici di alto valore culturale. Proseguendo si arriva a Laterza, quella che ha nel suo territorio la gravina più spettacolare dell’arco tarantino. Considerata uno dei più grandi canyon d’Europa, si estende per 12 km di lunghezza, raggiungendo in alcuni punti i 500 metri di larghezza. Tra muraglioni di roccia consumati dall’erosione e lisce pareti di calcare biancastro è possibile ammirare le bellezze della fauna e della flora nonché straordinari segni antropici di antiche civiltà passate. L’itinerario si conclude poi, a Ginosa, dove come luogo del “Mito” è stata prescelta la Chiesa Madre, immersa nello scenario rupestre della Gravina omonima, sulle cui pendici è stata eretta. Un itinerario dunque di grande fascino e forse unico al mondo, che si snoda tra gravine, chiese rupestri, castelli imponenti di origine longobarda che dominano le gravine circostanti. Il turismo sembra finalmente essere arrivato dalle nostre parti, anche forse spinti dall’eco che sta avendo nell’ultimo periodo la vicina Matera. L’obiettivo è chiaro, ottenere in un futuro, speriamo non remoto, la certificazione della “Terra delle Gravine-patrimonio dell’umanità” da parte dell’UNESCO. Un obiettivo ambizioso, ma possibile, anche alla luce di due avvenimenti che fanno Giurisprudenza, si direbbe in termini giuridici: l’ingresso di Matera, tra i siti patrimonio dell’umanità, datato 1996; e la sua nomina a Capitale della Cultura europea per il 2019. Perché non sperare dunque, cooperando, in una politica turistica condivisa? E’ questa la sfida che attende questi sette comuni nel corso dei prossimi anni, in previsione del 2019 e dei contatti sempre più frequenti con Matera: un’opportunità da non lasciarsi sfuggire.

Domenico Palattella

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here