Lina Ambrogi Melle: “Caro Renzi ti scrivo”

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E da Taranto parte una lettera per Renzi
A scriverla e inviarla via PEC a Renzi è la prof.ssa Lina Ambrogi Melle, consigliere comunale del Gruppo Ecologisti per Bonelli che scrive:

“Caro Premier Renzi,

il Consiglio comunale di Taranto nella seduta del 29 novembre 2016 ha deliberato all’unanimità di chiedere al Suo Governo, tramite il nostro Sindaco, nei prossimi incontri istituzionali del 7 e 12 dicembre prossimi, di iniziare a considerare la città di Taranto quale ‘priorità strategica nazionale’ anche e soprattutto per la prevenzione e la cura di tutte le gravissime malattie spesso causate dal massiccio inquinamento subito da anni dall’acciaieria più grande d’Europa e di sollecitarlo ad emanare nel più breve tempo possibile uno specifico Decreto Legge per Taranto che intervenga sulle principali criticità sanitarie in deroga al DM 70 e investa nelle professioni sanitarie, nella ricerca, nell’Università (con l’istituzione anche della facoltà di Medicina), in un IRCCS ( Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) autonomo, ossia un centro d’eccellenza per la ricerca e la cura dei tumori, che affianchi e supporti le strutture esistenti.

“A Taranto esiste una situazione sanitaria allarmante…
…con eccessi di malattie rispetto al resto d’Italia e della Regione Puglia legate soprattutto al grave inquinamento industriale, già certificati dalle perizie epidemiologiche del Tribunale (contenute in un incidente probatorio), dallo studio Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità, dal registro Tumori e dai loro aggiornamenti. Pertanto non è necessario attendere ulteriori studi per aiutare una popolazione stremata dalle malattie, dalla devastazione ambientale e dai gravi problemi sociali creati da questo massiccio inquinamento con una disoccupazione oltre misura..

Non dimentichiamo che la prevenzione primaria impone il fermo immediato delle fonti inquinanti che creano malattie e morti, mentre i provvedimenti finora realizzati dal Suo Governo vanno nella direzione opposta e regalano addirittura l’immunità penale ed amministrativa non solo agli attuali commissari Ilva ma anche ai futuri acquirenti/fittuari, calpestando ancora una volta i sacrosanti diritti alla vita ed alla salute di noi tarantini, vittime innocenti di decisioni che da troppo tempo hanno messo il profitto(?) al di sopra della vita umana..

Lei continua a parlare di centinaia di milioni di euro elargiti per Taranto…
..ma la maggior parte di quei soldi sono stati stanziati per salvare l’Ilva, senza peraltro averla sanata in oltre 4 anni dopo un’ordinanza di fermo immediato di alcuni impianti pericolosi da parte della Magistratura, come risulta anche dalle ultime ispezioni Ispra del 19/10/2016. Né ci rassicurano gli ultimi annunci dello stanziamento di altri soldi dei Riva che li salveranno probabilmente dai processi a Milano e a Taranto, perchè frattempo i tarantini continuano ad ammalarsi e morire. Almeno 2-3 decessi al mese furono certificati dai periti epidemiologici del Tribunale di Taranto nel 2012 e sono dati sottostimati, come ebbe a precisare l’ISDE ( Medici per l’Ambiente): un genocidio!

Cosa è stato fatto finora per gestire l’emergenza sanitaria in atto a Taranto? Lei parla di 200 milioni stanziati per il nuovo Ospedale San Cataldo, che è ancora solo sulla carta e forse sarà ultimato fra 10-15 anni. Ma nulla è stato fatto finora per gestire l’attuale emergenza, anzi paradossalmente i cittadini ionici hanno maggiori problemi a curarsi nelle strutture sanitarie perchè ci sono un minor numero di posti letto per abitanti e meno operatori sanitari rispetto a quelli previsti.

Caro Premier, Taranto ha bisogno di altro…
..ha bisogno di interventi immediati per fermare il genocidio che è sotto gli occhi di tutti e di essere aiutata a fronteggiare i gravissimi problemi sanitari ed ambientali attuali. Ciò si può ottenere solo fermando gli impianti pericolosi, come ordinato dalla Magistratura il 26 luglio 2012, e avviando una stagione di bonifiche dei suoli, del mare, delle falde acquifere che dai carottaggi risultano essere avvelenate.

Un’obsoleta azienda nata con le superate tecnologie degli anni sessanta e posta a ridosso della città non potrà mai essere compatibile con la vita. La Valutazione del danno sanitario dell’Arpa Puglia ha confermato che, anche ad AIA attuata, rimarrebbe a Taranto un rischio sanitario inaccettabile con 12500 cittadini a rischio di contrarre il cancro a causa delle emissioni dell’ILVA ‘risanata’.

Risanare Taranto significa fermare le fonti attive di inquinamento e bonificare le falde acquifere, il mare ed i suoli sia sotto l’Ilva che nel raggio di 20 km., dove tutt’oggi vige un divieto di pascolo da parte della Regione Puglia. Risanare Taranto non significa continuare a inquinare di meno, ma non inquinare più perchè la nostra terra è satura di veleni e non se ne può aggiungere neanche un grammo in più.

Taranto ha diritto a sperare…
..a un futuro diverso per i suoi figli, cui venga garantito innanzitutto il diritto alla vita e poi la possibilità di realizzarsi in quelle attività economiche alternative secondo le sue naturali vocazioni, quali la cultura, il turismo, l’enogastronomia, l’Università, l’agroalimentare, la retroportualità..

Caro Premier, per una volta faccia una legge per i tarantini! “


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