L’incuria delle spiagge del litorale occidentale tarantino

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In un periodo come questo, in cui riferirsi al mare va di moda, vedasi il Referendum sul blocco delle trivelle che si vota proprio oggi stesso, è giusto parlare dell’incuria in cui versano le spiagge del tarantino. E pensare che, se non stiamo ancora alle porte dell’estate, le temperature, ormai stabilmente toccano già i 25 gradi: l’ideale per fare una passeggiata al mare, o anche il primo bagno stagionale. Dei 140 km di costa tarantina, disseminati tra la parte orientale e occidentale, con Taranto posta in mezzo a fare da spartiacque, molti di questi sono lasciate abbandonate a sè stesse dalle negligenti amministrazioni comunali. E se nel lembo più estremo della provincia, nelle località balneari di Ginosa Marina e Castellaneta Marina, hanno già effettuato dai primi mesi di marzo, una pulizia intensiva delle loro spiagge, e sono già in grado di accogliere i turisti; va, assolutamente molto peggio proseguendo il nostro cammino verso Taranto, e precisamente nelle località di Pino di Lenne, Chiatona, Verde Mare e Lido Azzurro. Quì, l’incuria delle spiagge come causa della assente attività di pulizia e di controllo delle amministrazioni preposte, è particolarmente evidente. Queste spiagge, alla metà di aprile sono ancora disseminate di pattume di ogni tipo: carte, lattine, vetri, buste…delle vere e proprie discariche a cielo aperto. Indubbiamente ciò e opera di veri e propri atti vandalici, ma è altrettanto certo che l’incuria delle amministrazioni comunali, in questo caso di Palagiano, Massafra e Taranto, alla pulizia delle spiagge fa il resto. Un problema non da poco, inutile nascondersi. Cosa potrebbe succedere infatti, se un bambino, si ferisse con qualche vetro lasciato così, abbandonato in spiaggia? Si spera che in tempi brevi, le amministrazioni effettuino una pronta messa in sicurezza dal punto di vista igienico-sanitario delle loro spiagge, e dare così avvio alla stagione estiva, in maniera finalmente consona al valore del patrimonio paesaggistico delle nostre coste, che non sappiamo assolutamente tutelare.

Domenico Palattella

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