Mare di fango, mare d’argento.

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taranto

La Provincia di Taranto vive un periodo complesso ormai da anni. Disegnata ad arco dal Mar Jonio, del quale occupa la fascia nord-orientale, il territorio tarantino ormai da anni vive tra il bene e il male, tra il martello e l’incudine, tra un mare di fango e un mare d’argento. Mare di fango perché nel suo interno convivono situazioni difficili e complesse: dal degrado del quartiere Tamburi, allo spaccio di droga che attanaglia il capoluogo tarantino; alla drammatica situazione ambientale intorno al complesso siderurgico dell’Ilva; alle discariche, agli inceneritori, alla corruzione dilagante, alla mafia imprenditoriale, all’incuria delle spiagge che imperversano in provincia. A ciò fa da contraltare il mare d’argento, che beninteso non coinvolge soltanto la costa, sia pure ricca di oasi naturalistiche di importante valore ambientale, ma bensì tutto l’importante valore storico-artistico della provincia, che andrebbe sviluppato: le maestose gravine da Ginosa a Grottaglie; la Taranto della Magna Grecia; la Martina Franca barocca e la sua “Valle d’Itria”; oppure quella zona che va da San Giorgio Jonico ad Avetrana denominata “la terra del Primitivo”. E poi il “mare d’argento” di Taranto, il suo castello, il suo incantevole Mar Piccolo, i delfini che ogni tanto fanno capolino tra il Mar Grande e le Isola di San Pietro e San Paolo; la cozza tarantina pluri-premiata pochi giorni fa in Germania ed esportata perfino in Australia. Eppure i problemi ci sono, e tanti: il degrado della città vecchia, la situazione deprimente delle strade in provincia, un crescente dilagare dei fenomeni riguardanti la piccola malavita; e la situazione non omogenea del Pil comune per comune. Dagli ultimi dati ISTAT infatti, sembra che la ricchezza pro-capite della provincia, sia piuttosto disomogenea, ad aree più ricche ne corrispondono altre, immediatamente contigue, più disagiate. Il sintomo di uno sviluppo economico, pienamente disomogeneo, che non aiuta la provincia ad emergere. Una provincia a pezzi, a macchia di leopardo: tra turismo, mare, industrie e agricoltura. Servirebbe una politica comune di rilancio provinciale, che finalmente disegni cosa vuol diventare questa provincia nel futuro. Vuol diventare forse la locomotiva industriale della Puglia? Oppure riuscire ad infilarsi nella strettoia del turismo. sfruttando la popolarità della vicina Matera? Oppure ancora crearsi una propria identità turistica, avulsa da qualunque paragone con città vicine, e proporsi, finalmente, come punto di riferimento della Puglia più turistica? E perché no, sviluppare anche le sue enormi potenzialità eno-gastronomiche? Una provincia che è dunque, il riassunto dell’eterna lotta tra il bene e il male, un piccolo riassunto, dove convive un pò di tutto, dalle ricchezze naturalistiche, agli scempi dell’industria scellerata. Cosa vuol diventare dunque questa provincia? Turismo, ambiente, mare…oppure veleni, tumori, industrie? E’ questa la sfida per il futuro! Chi vincerà, il bene o il male? Saremo sommersi da un mare di fango, per sempre, oppure brilleremo con un rinnovato mare d’argento? Ai posteri l’ardua sentenza, ma intanto lavoriamo perché l’argento possa trionfare. Una favola forse, ma perché non provarci?

Domenico Palattella

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