Parroco truffato per 250 mila euro da una sua parrocchiana: voleva costruire un oratorio.

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Nel 2008, una donna della provincia di Taranto, aveva incontrato il parroco concittadino – che la conosceva fin da quando era bambina – per convincerlo ad investire una somma di denaro nella società finanziaria di Milano per cui lavorava come promotrice finanziaria, garantendo lauti guadagni.

La donna, ora 44enne, aveva appena concluso i suoi studi in Economia alla Bocconi, e con la promessa di far fruttare il denaro, aveva convinto non soltanto alcuni suoi amici e familiari, ma anche il parroco in questione.

Il parroco, molto amato dalla comunità e fiducioso nella donna, aveva investito i suoi risparmi per poter costruire un oratorio – 100 mila euro – oltre ai risparmi di sua madre e di alcuni suoi parrocchiani, arrivando ad una cifra che si aggirava sui 250,000 euro.

Il sacerdote non aveva il minimo dubbio sulla donna, e aveva quindi versato come richiesto il denaro in una banca di Milano, che avrebbe dovuto far capo alla società per cui la donna sosteneva di lavorare.

Passati 3 anni però, non avendo ricevuto alcuna notizia dell’investimento, il religioso cercava di mettersi in contatto con la donna (che nel frattempo viveva tra Grosseto e Milano), che inizialmente lo aveva rassicurato – parlando di crescita del capitale arrivata a 900 mila euro – ma che poi, infine, confessava di essere stata truffata a sua volta, e che il capitale si era perciò volatilizzato.

Il 10 maggio è arrivata la sentenza del Tribunale di Milano, condotta dal Giudice Dr.ssa Cristina Dani, dopo che il parroco aveva denunciato alla Procura di Taranto l’accaduto, assistito dall’Avvocato Alessandro Scapati.

La donna , seguita nel processo dall’Avvocato Rosario Orlando, aveva cercato di difendersi dando la responsabilità a società che sosteneva l’avessero a loro volta truffata, ma il Gip ha ritenuto non fondate le dichiarazioni, condannandola così a 2 anni di reclusione, con l’accusa di truffa aggravata, con l’aggiunta di una multa di 900 euro e l’obbligo a risarcire il parroco per 65 mila euro, più gli interessi maturati a partire dalla sentenza fino al momento del saldo del risarcimento.

I versamenti comprovati da ricevute presentate – al momento della denuncia dei fatti – alcuni versamenti antecedenti al 2010, risultano quindi prescritti dalla legge, e di conseguenza resta parzialmente vivo, il danno economico subito dal sacerdote.

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