Peacelink scrive a Stefàno: “Taranto, una città intimorita”

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Polveri, diossina e disastro ambientale; l’Associazione chiede al primo cittadino di rendere pubbliche tutte le informazioni in suo possesso

Pasquetta 2016, un giorno che Taranto e i suoi abitanti rammenteranno per sempre, a causa dell’enorme nube nerastra levatasi dall’Ilva, in seguito a un incendio che, stando alle varie notizie trapelate, ha interessato la gomma di un nastro trasportatore, la quale sarebbe andata a fuoco.

Ansia, timori e tanta paura suscitata, in particolar modo, nel quartiere Tamburi, la zona residenziale tarantina che, purtroppo, ha sempre subito ed è sempre stata condizionata in prima linea dalle ingenti emissioni di inquinamento prodotte dal siderurgico, definito: “il cancro di Taranto”.

A tal proposito, l’Associazione Peacelink, ricordando quanto verificatosi lo scorso 28 marzo, evidenzia: “Quanta diossina si sia sviluppata da questo incendio del materiale gommoso saranno gli organi di controllo a valutare. Ma quello che maggiormente desta preoccupazione è che l’incendio si sia sprigionato nell’area in cui è in funzione l’impianto di agglomerazione. In tale impianto”- sottolinea la suddetta – “vengono prodotte e filtrate enormi quantità di diossina la cui dispersione può contaminare pericolosamente il territorio. In questo impianto di agglomerazione si accumulano tonnellate e tonnellate di polveri con un’altissima concentrazione di diossina. Queste scorie di produzione vengono stoccate in grandi sacchi (i cosiddetti” big bag”). Il potenziale cancerogeno e genotossico della diossina è enorme: bastano pochi grammi per generare un disastro ambientale. Può intaccare il DNA e provocare malformazioni nei neonati, come tutti i pediatri dovrebbero sapere”.

Locuzioni agghiaccianti che toccano nel profondo l’anima di ognuno di noi, poiché vincolati da un unico denominatore comune dal quale derivano le varie sofferenze che, Taranto, i residenti e non, sopportano da troppo tempo.

Dunque, giunge, a questo punto, la lecita richiesta di Peacelink che esplicitamente proferisce quanto segue: “Chiediamo al Sindaco di Taranto di pubblicare tutte le informazioni in suo possesso e di rispondere pubblicamente alle seguenti domande:

1. dove vengono stoccati tali sacchi con la diossina;

2. dove siano trasportati;

3. se siano mai transitati in città e quando;

4. se esista un piano di segnalazione del passaggio e quali precauzioni vengano prese a cura dell’Amministrazione Comunale;

5. se esista un piano di emergenza specifico nel caso in cui questi sacchi dovessero incendiarsi o nel caso che le polveri dovessero disperdersi;

6. se ritiene di escludere che da tali sacchi possa essere fuoriuscita diossina che abbia contaminato il territorio;

7. se abbia mai ordinato di sua iniziativa una ispezione per verificare la sicurezza di tutte le operazioni di stoccaggio e trasporto della polvere con diossina;

8. se dopo l’incidente di Pasquetta si sia recato nel luogo dell’incendio;

9. se sia a conoscenza dell’incendio di sacchi con diossina che si fossero verificati in questi anni e cosa abbia eventualmente fatto di conseguenza;

10. se possa escludere che dalle attività attuali dell’ILVA possano insorgere danni alla salute dei cittadini e se la situazione di salute della popolazione stia migliorano o no dopo l’AIA.

Al Sindaco di Taranto vorremmo fare presente che l’ILVA continua a generare paura: paura per il presente e per il futuro. Essa ha un potenziale di contaminazione e di pericolo che la rende somigliante ad una centrale nucleare. Essa produce anche radioattività per via dell’emissione di polonio-210 e piombo-210. Molti cittadini hanno paura di ammalarsi.

Il territorio attorno all’ILVA è contaminato.

Quanto dobbiamo attendere per non avere più paura di una simile situazione?”.

Marescotti

 

Una missiva, una dichiarazione e un ammirevole gesto del Presidente di

Peacelink, Alessandro Marescotti, il quale, da diversi anni, porta avanti questa

incessante lotta contro il “killer di Taranto” e contro chi vuole “controllare” e

“manovrare”, mediante raccapriccianti manovre politiche, le coscienze degli

umili.

 

Eleonora Boccuni

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