Svolta Ilva: Marcegaglia, i debiti e la possibile quota a Intesa San Paolo

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Vi è una possibile e importante svolta all’interno del gruppo italiano Marcegaglia impegnato nell’attualissima cessione dell’impianto siderurgico Ilva.

A quanto riportato da Il Fatto Quotidiano difatti pare che “(…) il gruppo Marcegaglia non fa neanche in tempo a chiudere l’accordo per conquistare le acciaierie di Taranto che già si prepara a sfilarsi. L’azienda che fa capo ad Emma Marcegaglia e a suo fratello Antonio cederà infatti a stretto giro una quota dell’Ilva ad Intesa Sanpaolo, che è creditrice sia del gruppo dell’ex presidente di Confindustria sia delle acciaierie pugliesi”.

Importanti anche le dichiarazioni del governatore Emiliano che dal canto suo appoggia su di un lato istituzionale le teorie del noto quotidiano: “Sono solo interessi. Sono solo soldi da restituire alle banche, sono solo favori che si devono scambiare. Addirittura, Marcegaglia ha dei debiti nei confronti dell’Ilva e quindi in questo modo, acquistando l’Ilva, probabilmente migliora la sua posizione finanziaria. Cose inenarrabili”.

E tutto ciò che ci sarebbe di inenarrabile lo narra proprio Il Fatto Quotidiano:

“La Finmar, cassaforte dell’ex presidente di Confindustria, stando al bilancio 2015 è esposta per 1,3 miliardi nei confronti delle banche, 1,1 dei quali in scadenza nei prossimi 12 mesi. Grazie alla partita del siderurgico potrà tirare il fiato. Così si spiega l’impegno nella cordata con ArcelorMittal, a cui il governo ha assegnato le acciaierie di Taranto nonostante il parere negativo dei tecnici sul piano”.

Ciò che non andrebbe giù, visti gli evidenti problemi di Marcegaglia già venuti fuori, è anche l’atteggiamento di chiusura totale del Ministro Calenda nei confronti del rilancio di proposta della cordata concorrente Acciaitalia formata dal gigante Jsw Steel e dalla Delfin di Leonardo Del Vecchio che aveva deciso di alzare la posta in gioco rilanciando di 650 milioni (a 1,85 miliardi) e promettendo subito la riassunzione di 9800 persone su 14mila dipendenti, cosa che sarebbe andata a genio anche ai sindacati.

Dunque una corsa all’acquisizione (ormai vinta), quella di Marcegaglia, che già trapelerebbe aspetti a dir poco negativi e conformi più ad interessi privati che a quelli di una azienda già con non pochi problemi e soprattutto di un territorio già tanto martoriato.

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