Taranto. Arte, cultura e tradizioni presso la galleria Auchan

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Olio di pesce sorcio

Il miracolo dei tarantini”: descrizione, storia ed etimologia

Il Dott. Risolvo
Il Dott. Risolvo

Si è svolto martedì 27 ottobre dalle ore 17,00 alle ore 20,30, presso la Galleria Auchan di Taranto, l’incontro culturale denominato “Taranto e il Mare”, all’interno della rassegna “Turista della tua città” in programma dal 23 ottobre all’1 novembre, concepita dall’associazione Diafragma e moderata dal dott. Vincenzo Risolvo.

Una cornice suggestiva che richiama l’arte e le tradizioni, mediante l’affascinante e incantevole allestimento fotografico, il quale avrebbe contribuito a dare maggiore rilievo a quanto rammentato durante il corso della serata. Una mostra fotografica incentrata sulla tematica dianzi menzionata, la quale si è accostata elegantemente a ciò che il dottor Risolvo, cultore delle tradizioni tarantine e autore di molteplici libri sulla splendida città bimare, ha espresso sapientemente.

L’eco delle onde e il profumo del mare, si riscontrano tra la storia e le tradizioni di un passato che, inusualmente, diviene attuale.

Diafragma e oli
Diafragma e oli

Il miracolo dei tarantini”, un’indiscutibile risorsa di origini antiche: “l’olio di pesce sorcio”.

Sebbene l’etimologia, l’odore e il suo aspetto non siano sinonimo dei suoi benefici, “l’olio di pesce sorcio” diviene un vero e proprio toccasana che comporterebbe dei benefici conclamati persino dalla scienza.

Antiche sono le origini di questo particolarissimo unguento dagli effetti incredibili, a dir poco miracolosi, nonostante l’odore nauseabondo, il quale permetterebbe di rimarginare ferite, curare profonde escoriazioni e guarire le ulcere e/o alleviare i bruciori di stomaco (spesso causato dall’ingerimento delle “cozze patedde” o patelle).

Appartenente alla famiglia dei Macruridae, genere Coelorhincus, il pesce sorcio vive in acque da 180 metri e 900 metri; carnivoro, può raggiungere i 36 cm di lunghezza, viene facilmente pescato con le reti a strascico (in grande quantità), deposita le sue uova tra dicembre e marzo e lo si trova nel Mediterraneo. Annoverato tra i vari dialetti nazionali, viene così chiamato: “Rattin” a Genova, “Pesce Sorice” a Napoli, “Urgiolu” a Catania e “Sciorge, Puerche e Cpodd” a Taranto.

Il suo olio si presentava in due versioni: uno dall’aspetto giallognolo (utilizzato per sanare le ferite) e, l’altro, “l’olio bianco”, il quale veniva assunto per via orale per alleviare i bruciori di stomaco o per guarire le ulcere insieme alle cosiddette “cozze patedde”.

Di seguito, invece, la descrizione e le proprietà del suo olio, pubblicate nel 1810: “…come tutti gli oli di pesce è ricco di acido gadoleico che ha una funzione plastica, basilare per la guarigione ferite, quindi protettiva per le strutture anatomiche). I grassi esercitano un’azione antinfiammatoria inibendo l’azione delle citochiene e quella mitogena essendo quelli di pesce acidi grassi instauri “Omega 3””.

Segue, successivamente, l’invito informativo, al fine di garantire una conoscenza approfondita e dettagliata di questo unguento “miracoloso”.

Sarebbe opportuno ampliare queste notizie facendo eseguire, dalle strutture sanitarie di controllo, adeguati accertamenti sulle caratteristiche di questo olio “miracoloso”. Attendiamo che studiosi dei lipidi approfondiscano le nostre conoscenze.

Alle fortune dell’olio di sorcio siamo legati non solo come cataldiani, ma, anche, per legami di tradizione alla nostra medicina popolare che merita di esser sempre ricordata”.

Il convegno ha, inoltre, permesso di far luce, anche, sulla “Pinna Nobilis”.

La Pinna Nobilis è, difatti, nota anche come nacchera, pinna comune, cozza penna o stura; rappresenta il più grande bivalve presente nel Mediterraneo. In grado di raggiungere un metro di lunghezza, il suo olio diviene una rara e pregevolissima “essenza miracolosa” che, come tramandato sino ai giorni nostri, veniva regalato a re e regine.

Oli e associazione Diafragma
Oli e associazione Diafragma

Una fedelissima e accuratissima riproduzione fotografica, concessaci gentilmente da Salvatore Lupo, contribuirebbe a rendere l’idea dell’elevato spessore culturale che si armonizzava, naturalmente, con ciò che diveniva eredità culturale e si tesseva, come le reti dei pescatori, tra una parola e l’altra, congiungendosi con quel ponte che è in grado di unire e amalgamare cultura, storia, passato, tradizioni, paesaggio e arte verso l’infinita e bramosa sete di conoscenza.

Eleonora Boccuni

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