Taranto e la Cultura: quale futuro?

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L’apertura del “nuovo” Museo Archeologico Nazionale dell’Antica Grecia” e la bellezza del Castello Aragonese, i punti cardine del rilancio turistico e culturale della città di Taranto. +15% di presenze turistiche, rispetto allo scorso anno in città. Può bastare? No, di certo. Se si considera che la città ha perso la sede della Soprintendenza Archeologica, confluita a seguito del DM 44 del 23 gennaio 2016 (Riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), in un’unica Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio con sede a Lecce. Il regime di autonomia del nuovo Museo, a detta del Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, avrebbe dovuto segnare una sorta di ri-equilibrio dal punto di vista culturale, dopo la perdita della Soprintendenza. Ma è una magra consolazione. O forse, solo una questione politica, dato che Lecce, per lo Stato conta di più di Taranto? E non è finita qui. Suona quantomeno curiosa, la proposta dell’istituzione a Taranto di una “Alta Scuola di Formazione in Beni Archeologici e Paesaggistici”. Il consigliere regionale Gianni Liviano si è confrontato con il Politecnico di Bari sulla fattibilità del progetto, captando sensazioni buone e individuando possibili sedi. L’idea sarebbe di partire con un master di I livello. Proposta singolare, dato che a Taranto ha chiuso il corso di laurea in Beni Culturali e che si è persa la Soprintendenza. Qual’è dunque il futuro che vuole avere la nostra città? Da un lato la delinquenza dilagante, dall’altra la prospettiva turistico-culturale, ma poi si chiudono alcune di queste risorse culturali. E poi c’è il caso dell’Ilva, il lavoro che scarseggia, i minori che non vengono educati a dovere. E dall’altra parte però c’è la bellezza di un mare incontaminato, la grandezza di una città le cui origini si perdono nella “notte dei tempi”, l’incremento turistico evidente e marcato. Siamo ad un bivio, è ora di scegliere, da che parte vuole virare questa città? Ai posteri l’ardua sentenza si direbbe, ma ad aspettare i posteri si finirebbe col non combinare nulla di buono, o meglio nulla per cui far essere fieri i posteri di quel che abbiamo fatto noi per la nostra città.

Domenico Palattella

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