Taranto – Incidente Ilva, parla l’operaio ferito

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Ecco cosa è realmente successo

Immagini Ilva

Sono passate, da poco, le ore 7.00, quando, negli impianti Ilva di Taranto, si sta per ripetere l’ennesimo incidente, fortunatamente, senza gravi conseguenze.

All’uomo, un quarantenne tarantino, difatti, sarebbe stata diagnosticata una forte irritazione agli occhi e alle labbra, causata dalla rottura di una tubazione dalla quale sarebbe fuoriuscita della soda caustica, all’interno dell’impianto di desolforazione del reparto sottoprodotti, momentaneamente fermo.

Ecco, invece, le immediate dichiarazioni dell’operaio, subito dopo l’incidente: “Montando sul reparto alle ore 7.00, ho, improvvisamente, avvertito un forte bruciore agli occhi e alle labbra e, così, ho iniziato a correre nel lato opposto della direzione dove mi dirigevo in quanto seriamente preoccupato che potesse succedermi qualcosa di grave. Dopo essere stato prontamente soccorso in infermeria, ove mi è stata diagnosticata l’irritazione agli occhi e mi è stato comunicato l’accertamento dei fatti da parte del Sil; l’impianto desolforazione del reparto sottoprodotti è stato momentaneamente fermato, in quanto c’era l’ennesima rottura di una tubazione che faceva zampillare soda caustica.

Detto questo, mi sembrava <<doveroso>> ringraziare i nostri politici che ci fanno lavorare in queste condizioni pietose con le chiacchiere dei decreti”.

Appresa la notizia, i parlamentari del M5S delle Commissioni Ambiente, Attività produttive e Industria, hanno così proliferato: “Questa è la verità, al di là di tutte le retoriche e le bugie del governo, decreto dopo decreto, la situazione peggiora sempre, così come le condizioni di lavoro all’interno dello stabilimento. Con l’aggravante che non tutte le immunità imposte per decreto ai commissari sarà sempre più difficile individuare il responsabile”.

D’altro canto, giunge la replica da parte dell’azienda che sostiene: “Il lavoratore non indossava le dotazioni di sicurezza contrariamente alle prescrizioni aziendali e non ha riportato alcun danno riconducibile a quanto dichiarato”; infatti, stando a fonti certe, l’azienda avrebbe, inoltre, dichiarato che: “Non si sarebbe trattato della rottura di una tubazione, ma di una perdita di dimensioni estremamente ridotte che non può aver causato fuoriuscita di soda caustica e, dunque, danni da contatto con la sostanza che è inodore e incolore”.

Affermazioni che appaiono e divengono delle vere e proprie accuse rivolte al lavoratore che, invece, si trova a fare i conti con quanto “subito”. Asserzioni prontamente contestate dall’operaio che, senza indugiare, controbatte: “L’Ilva mi accusa di non indossare gli indumenti DPI, senza alcun criterio. Il sottoscritto, inoltre, in 16 anni non ha un solo rapporto disciplinare che attesti la mia noncuranza nell’indossare DPI, senza considerare il fatto che nessun lavoratore lo faccia e, dunque, l’azienda dovrebbe fare rapporto a circa 11200 dipendenti. Inoltre, la stessa parla di “una perdita di una tubazione di dimensioni estremamente ridotte che non può aver causato fuoriuscita di soda caustica”; ma, non specifica e non fa alcun riferimento all’agente corrosivo che mi ha procurato 5 giorni di prognosi (secondo il reparto oculistica che fino a 6 mesi fa era l’oculista dell’Ilva), mentre, 3 giorni di prognosi secondo l’oculista dell’infermeria Ilva che, tra l’altro, ha insistito nel volermi mandare all’infortunio. E, ancora, l’azienda omette di dire che, nel primo rapporto di infortunio (che mi impediva di avere i giorni d’infortunio e, quindi, di abbandonare lo stabilimento) non c’era neanche scritto che ci fosse una perdita di una tubazione, ma che “mentre andavo a timbrare, avvertivo uno strano bruciore agli occhi”.

Dichiarazioni che farebbero ben pensare e comprendere la gravità della situazione.

Intanto, nel reparto in questione, sono in corso gli accertamenti.

Il prosieguo farà riferimento agli sviluppi dell’accaduto e alle future comunicazioni.

Eleonora Boccuni

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