Taranto- La nostra intervista al presidente Arcigay Pignatelli, vittima di un’aggressione omofoba

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Sul nostro sito abbiamo riportato nelle scorse ore la notizia dell’aggressione verbale e fisica ricevuta sabato scorso dal presidente dell’Arcigay Taranto, Luigi Pignatelli. Noi de “La Voce di Taranto” lo abbiamo intervistato.

Innanzitutto raccontaci cos’è accaduto e come stai

“Alcuni ragazzini che già in passato erano stati scortesi mi hanno aggredito verbalmente e fisicamente in Piazza Maria Immacolata. Mi hanno colpito con calci e sputi, poi mi hanno anche lanciato addosso alcuni pezzi di legno. Io però più che dai ragazzi, che so provenire da contesti sociali difficili dove vige ignoranza, sono rimasto deluso dal comportamento di uomini di 50-60 anni che si sono sistemati in semi-cerchio per assistere alla scena. Io chiedevo aiuto, loro invece accusavano me e mi invitavano ad andare via da questa città; queste parole mi hanno provocato tanto dolore. Fortunatamente ora sto benino”.

Subito dopo l’aggressione hai chiamato le forze dell’ordine, vero?

“Sì, ma purtroppo la volante è arrivata soltanto un’ora dopo dalla litoranea perché gli altri agenti erano già impegnati. Un poliziotto è stato gentile e ha raccolto dei pezzettini di legno, che saranno sicuramente oggetto di indagini. Voglio però sottolineare una cosa: oltre ai miei amici, è stato fondamentale l’intervento di alcuni studenti che hanno formato uno scudo umano in mia difesa. Se oggi sono sorridente e sono in ripresa, è grazie a loro”.

Parlando più in generale, ritieni Taranto una città omofoba?

“No, è una città aperta al dialogo e al confronto visto che lo scorso 2 luglio parteciparono numerosissimi cittadini al Gay Pride. Taranto non condanna le diversità, anzi dalle diversità le persone sanno che possono ottenere un qualcosa in più per una crescita personale. Purtroppo c’è anche gente ignorante, che insulta e prende le distanze da noi. Bisognerebbe capire i motivi di tali comportamenti”.

Sei soddisfatto dell’approvazione della legge sulle unioni civili?

“Quella approvata è stata una legge che non tutela tutti i diritti delle persone LGBTI, ma si tratta comunque di un primo passo importante. C’è ancora molto da fare per combattere anche alcune realtà che continuano a fare campagne discriminatorie. Occorrerebbe inoltre apportare correttivi sulla questione dei figli delle coppie omogenitoriali, infatti se il genitore non biologico sopravvive a quello biologico il primo non ha diritto a tenere il minore con sé costringendo il piccolo ad essere un orfano. Chiediamo inoltre l’estensione del matrimonio e la possibilità di scegliere tra i diversi istituti (matrimonio, unioni civili e contratto di convivenza). Ciò che oggi appare più urgente è la legge contro l’omotransofobia, che permetterebbe di condannare determinati atteggiamenti. Io mi ritengo una persona forte, ma purtroppo ci sono tanti ragazzi e tante ragazze che non riescono a fronteggiare questi problemi o che non hanno possibilità di fare coming out e che decidono di togliersi la vita”.

Solidarietà per la tua brutta vicenda è giunta anche dal presidente della Camera, Laura Boldrini. Cosa ti senti di dire a proposito?

“Il nostro governo ha avuto sempre a cuore la salvaguardia delle minoranze. Quando una personalità come la Boldrini esprime solidarietà, non può che farmi piacere. Le dichiarazioni di parlamentari o di altre persone note come attori e cantanti hanno la capacità di far cogliere a tutti il messaggio, interrompendo il silenzio che è complice di questi atti di violenza. E’ dovere degli uomini e delle donne parlare ed essere sensibili su questi argomenti”.

Francesco Calderone

 

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