Taranto – Odori molesti? Nessun dubbio, ma i colpevoli continuano ad agire indisturbati

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Odortel cita le fonti, ma, tutto questo, ancora non basta

Valenzano

Un comitato spontaneo di cittadini volenterosi hanno concepito un progetto, “Odortel”, al fine di denunciare, usufruendo delle molteplici segnalazioni che giungono dai residenti della città bimare, odori molesti di natura industriale.

Timori e polemiche, un polverone oneroso che discrimina le classi “privilegiate”, ovvero di coloro che, pur potendo agire, non smuovono e non proferiscono parola per porre fine a una delle ingenti problematiche che gravano sulla salute dei tarantini.

Il progetto, nato da una società privata (Lenviros srl) in collaborazione con l’Università di Bari, l’Arpa e Labservice srl, si avvale della collaborazione di codesti cittadini che, con caparbietà e grande volontà, contrastano quelle che sono, da sempre, le vicissitudini che attanagliano il capoluogo ionico.

Senso civico, etica e morale, queste le caratteristiche che contraddistinguono i cittadini che si sono fatti promotori di questa ammirabile “iniziativa”; ma, nonostante tutto, ci vien noto che l’Arpa, come ipotizzato, non ha accettato la proposta di proroga del progetto summenzionato, ritenendo, dunque, conclusa la sperimentazione con l’individuazione della fonte delle emissioni odorigene (la raffineria Eni).

In questa riprovevole circostanza, pocanzi illustrata, scoppia la protesta e, conseguentemente, le polemiche di coloro che sono in buona fede e non. Difatti, in soli due anni di attività, Odortel è riuscita a registrare complessivamente ben 1266 segnalazioni.

Immediato, invece, la relazione inviata mediante missiva al presidente della Regione, Michele Emiliano, all’assessore alla qualità dell’ambiente, Domenico Santorsola e al direttore generale dell’Arpa, Massimo Blonda, nella quale, l’ingegnere Barbara Valenzano, direttore del dipartimento mobilità, qualità urbana, opere pubbliche e paesaggio della Regione, ha delineato e illustrato le finalità del progetto Odortel, sottolineando l’importanza di quanto vi sia ancora da approfondire, in altre sedi, in merito a taluni scenari che non possono passare in secondo piano.

Riportiamo testualmente ciò che è stato redatto dalla Valenzano: “Le segnalazioni effettuate dalla popolazione relative alle molestie olfattive potranno essere gestite, come peraltro avvenuto in passato, direttamente dall’Arpa sulla linea dedicata alle emergenze ambientali; inoltre, i campionatori, di proprietà Arpa Puglia, potranno in ogni caso essere attivati da remoto, come tutti i sistemi di monitoraggio e controllo gestiti dall’Arpa Puglia”.

La Valenzano condividendo la decisione del direttore Blonda, tende a puntualizzare il fatto che sarà l’Arpa a garantire il livello di servizio alla popolazione, evidenziando che:”in ogni caso, trattandosi di servizi svolti a titolo oneroso (come proposto dal soggetto privato Lenviros srl), risulta necessaria una procedura di evidenza pubblica”. E, dunque, non un contatto diretto tra pubblico e privato, bensì, una vera e propria gara d’appalto, poiché, ancora oggi, persistono i dubbi in merito alla realizzazione dei laboratori di analisi presso l’ex ospedale Testa di Taranto, finanziati dalla Regione.

Sottolineato questo, il dirigente regionale chiede formalmente all’Arpa di poter venire a conoscenza de: “gli esiti dei monitoraggi e controlli di odorigeni effettuati negli ultimi due anni, sia da fonte puntuale che fonte diffusa” – quindi – “la quantificazione e la qualificazione del contributo emissivo derivante da fonte industriale unitamente agli esiti dell’applicazione di modelli a recettore per la stima dei contributi delle sorgenti emissive, odorigene e non, così come disposto dalla Giunta regionale nel 2009, prevedendo l’istituzione del centro salute e ambiente”.

L’ulteriore richiesta della Valenzano ricade, invece, sulla pubblicazione delle informazioni raccolte facendo riferimento alla normativa sulla trasparenza, scrivendo quanto segue: “così come tutti i risultati dei controlli eseguiti negli ultimi anni anche al fine di rassicurare la popolazione in relazione al rispetto dei valori limite di emissione, odorigeni e non, sia di tipo convogliato che diffuso”.

La Valenzano conclude la sua missiva, pronunciandosi ulteriormente a discapito di coloro che non vogliono udire né proferire parole e, sebbene il progetto Odortel sia terminato e abbia rilevato la fonte dei cattivi odori (ribadiamo, la raffineria Eni di Taranto), come sottolineato anche dall’allora direttore generale Giorgio Assennato durante un incontro svoltosi il 5 marzo scorso, alla Valenzano non resta altro che terminare scrivendo tali parole: “La sola molestia olfattiva è configurabile come reato ai sensi dell’articolo 674 del codice penale (getto pericoloso di cose), anche in presenza di impianti in possesso di autorizzazione. Fatto che di per sé è sufficiente a procedere nei confronti delle aziende che producono la molestia”. Ma, tale azione, è mai stata compiuta?

Eleonora Boccuni

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