Taranto – Rosa D’Amato: “Fermare la concessione del porto alla Cementir”

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L’eurodeputata del M5S enuncia: “I beni pubblici vanno dati a chi davvero ne può garantire la manutenzione, soprattutto agli operatori che vogliano cambiare l’economia del nostro territorio”

La tarantina ed eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D’Amato, proferisce importanti dichiarazioni in merito alla concessione dell’area demaniale marittima del porto di Taranto e, a tal proposito, enuncia: “La concessione – di quanto dianzi summenzionato – alla Cementir va fermata. I beni pubblici vanno dati a chi davvero ne può garantire la manutenzione, ma soprattutto agli operatori che vogliano cambiare l’economia del nostro territorio. Non è il caso della Cementir, che ha finora violato i suoi obblighi nella gestione degli spazi già concessi”.

Le osservazioni presentate dalla portavoce europea concernono con la concessione ventennale accordata alla Cementir il 22 marzo scorso; la stessa, infatti, riguarda un’area demaniale di 21 mila metri quadri nel porto mercantile. Inoltre, ricordiamo che, già nel 2014, la Cementir ottenne una concessione triennale per un’area più piccola situata sempre all’interno del demanio marittimo del porto. “L’area” – commenta l’eurodeputata – “è attualmente occupata da impianti e attrezzature disse della Cementir, funzionalmente collegate allo stabilimento industriale, e necessita ancora di lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria e ripristino strutturale dell’impalcato di calata IV. Vista la negligenza con cui la Cementir ha trattato le aree demaniali gentilmente concesse, non mi pare il caso di rilasciare ulteriori autorizzazioni a chi ha dimostrato disinteresse per un bene pubblico così importante. Inoltre” – conclude la D’Amato – “esiste l’obbligo dell’escavazione periodica degli specchi acquei antistanti le banchine ‘ogni qualvolta i fondali dovessero diminuire’, in modo tale da assicurarne in qualsiasi momento, per l’intero periodo di utilizzazione, il regolare esercizio dello stesso. Anche per questi obblighi, non risulta la minima traccia di adempimento”.

Eleonora Boccuni

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